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RACCONTI
La finestra che guarda verso il mondo
di Daniele Golinelli
dal di dentro
E' da qui, dalla finestra che guarda verso il mondo, che ritrovo la dimensione del mio tempo, osservando la discesa di un uomo un po' stagionato nell'età, che insicuro nell'andamento, scivola da un bonsai di altopiano coperto da ciuffetti di erba irregolari e si immette nel sentiero largo e rivestito di asfalto, nell'incontro con una mamma sorridente nel sistemare il parasole del passeggino, nel suo riflesso sul viso del bambino, ancora ignaro del suo destino. E io da qui, a domandarmi il perchè del mio stesso destino, mentre l'acqua scorrendo nel fiume si fa portare dalla corrente uscendo dall'ansa là in fondo, accostando nell'illusione ottica la torretta invasa sui torrioni dai gabbiani, i quali la sorvolano, prendendo la rincorsa per poi lanciarsi verso il greto stesso, fendendo il vento nell'apertura delle ali che si richiudono a tempo per dare equilibrio al proprio corpo. Tutto scorre in me più o meno svelto, ora non fisso nulla, mi lascio andare anch'io ed ecco il mio tempo caratterizzato dalla mancanza di situazioni a cui attaccarsi, i miei pensieri restano annebbiati, disegnano espressioni vaghe e piacevoli e poi si allontanano e subito li dimentico. Anche gli avvenimenti che caratterizzano questo tempo inerme li lascio scorrere, li vedo sorgere all'improvviso da persone che mi affiancano, che parlano e poi incuranti se ne vanno, sono storie senza capo ne coda, senza pretese. Riprendo il pensiero e riprovo la considerazione di essere un meticcio, ho sangue misto in me, quello di donna dolce e sensibile e quello di uomo dal carattere forte e sicuro di se e il mio comportamento si alterna nella sembianza dell'uno e dell'altro secondo le circostanze. E da qui, io vedo l 'avvenire, è là posato sulla strada, appena un po' più sfuocato del presente, adesso il mio sguardo è di nuovo appoggiato sulla figura della mamma e del suo bambino e in questa immagine non distinguo più il presente dal futuro e interrogo la speranza di potere avere un figlio. Ma entrano in scena i ricordi che non sono altro che immagini consunte dal tempo, e di quelle storie che ho vissuto, prigioniere del loro stesso tempo, sono certo che almeno qualcuna di esse vivono ancora in me e allora le rivisito attentamente, le ripercorro nello sviluppo di una certezza passata e in quel frangte riscopro la vivacità del mio essere, di come sono stato e dell'intensità che la situazione mi ha trasmesso e mi accorgo di costruire i miei ricordi associandoli al mio presente inconsistente. Alla luce dell'evidenza che ora qui non c'è' più quello stesso presente per crearli, eccetto qualche spazio sereno sovrastato da un raggio di sole, che mi consegna in dialogo, un discorso, in parte un appagamento nei confronti di una relazione che è ancora il vagito di un neonato, verso la nascita di una consistenza che non ci potrà mai essere. Nella mia realtà sono fiero di avere conquistato tanti cuori, tanti corpi per sentimento e senza mai pagarli, ma appagarli nella follia della loro vivacità, con il denaro sarebbe una immensa frustrazione, avvalorerebbe l'ipotesi dell'inconsistenza dell'essere, di quell'essere che non è pervaso da sicurezze, da certezze, ma solo dal fingere di un piacere fine a se stesso. E' strano, ma il sentimento più vero lo si può ricondurre nel momento più puro, cioè quando nessuna delle parti deve sottostare alla volontà dell'altra, deve, anche se volutamente, mutare la posizione comportamentale nei riguardi di una sua logica di vita, al fine di accontentare il partern e di doversi adattare per questo nel rapporto di coppia. L'essenziale del discorso lo si può ricondurre alla considerazione, se conviene rinunciare magari a situazioni ed esperienze anche conseguenti, per appagare il desiderio di possesso altrui nei tuoi confronti, per poi pentirtene, perché quella persona visto che l'amore eterno non esiste, non la ritroverai probabilmente nel tempo accanto a te. E da questa finestra che guarda verso il mondo, mi sono sentito indifferente al fatto che non vi siano presenti in me emozioni, soltanto curioso di sapere se non si possa provarne, perché il mio cuore e la mia mente non conosceranno mai i limiti delle inferiate. Affinché l'avvenimento diventi awentura è essenziale potere scegliere tra vivere o raccontare, ed io adesso posso solo raccontare di scene che cambiano, cambiando di struttura, di persone che entrano ed escono dalla mia vita incuranti I asclare una traccia dl oro. giorni si eseguo un totale parziale pensando: ecco quante stagioni, che alternandosi mi riportano in quel viaggio, il quale mi addentra in un mondo che non mi appartiene. Come vorrei che i momenti della mia vita attuale si susseguissero come quelli di una vita che si rievoca. Ma il ricordo, il suo passato, è un lusso il quale necessita di essere sistemato magari all'interno di una casa, di ripercorrerlo metabolizzandolo nell'intimità di un focolare domestico. Ma io quella casa la possiedo solo virtualmente perché non posso viverla e poi non posso trasformarla nel tempo a mio piacimento, adesso io posseggo solo il mio corpo, il corpo di un uomo completamente solo, che vive in un mondo che gli è estraneo e che non può fermare quelli stessi ricordi, essi gli passano attraverso e il mio desiderio è stato solo quello di essere libero di amare. Adesso rivisito in me quello che sono e mi accorgo che mi è difficile propormi, mi è difficile fare capire la mia vera essenza di persona e trovare conferma di questo nei miei simili, perché loro stessi sono condizionati dal fatto che una entità presente nella struttura che mi ospita possa coesistere insieme a loro nella condivisione di ideologie, rendendo vano il mio tentativo di appagare lo spirito di creare, e il cuore per essere tale ha bisogno di spazi, di diffondersi e di trovare consensi. L'uomo sta cambiando il mondo a un ritmo forsennato e lo vuole imporre attraverso le guerre, una volta si costruivano armi per fronteggiare la guerra, adesso si inventano guerre per vendere armi e si rivendica il possesso delle stesse per dare luogo all'offesa. La società a cui appartengo dovrebbe essere fondata sul diritto al lavoro, ma poi al Iato pratico ciò non avviene e si sviluppano azioni che rincorrono il denaro ad acquisire altro denato, alternando nell'azione pensieri politici che nel loro avvicendarsi si elidono, lasciando le situazioni critiche sempre allo stesso punto, cioè irrisolte. L'uomo attraverso il lavoro percepisce una retribuzione, la quale è assorbita completamente da chi concede il lavoro stesso, nella vendita dei beni di consumo che produce e lo stesso fenomeno di consumismo incita ad impegnare anche la futura retribuzione. Non esiste più il risparmio, quel concetto Keynesiano che asseconda la teoria in base alla quale, accumulare risorse inattive serve da precauzione per affrontare impreviste avversità, ed è rimasta solo la fantasia di potere accrescere culturalmente e intellettualmente, perché anche l'acquisto di un libro è un lusso in questo presente. Il viaggio rimane la sublimazione visiva elettiva anche per la possibilità di viverlo in maniera empatica, con il ritorno emotivo che arricchisce la sensibilità e per questo dovrebbe essere alla portata di tutti, ma la storia dell'uomo insegna che due secoli fa i viaggi venivano attuati con I'ausilio di una carrozza trainata da cavalli, ed era un lusso per pochi. AI nostro tempo ha preso posto l'aereo, ma la sostanza non cambia, è cambiata la tecnologia perfezionandosi, non la mentalità, infatti chi non possiede denaro deve rinunciare allora come oggi, ed è questo il fallimento della società, quella di non riuscire a dare a tutti indistintamente le stesse possibilità di benessere. E se lo scopo per il quale siamo nati e viviamo, è quello di lasciare a chi verrà dopo di noi un mondo possibilmente migliore, perché siamo avvolti da questo ciclo involutivo dell'essere umano che ci porta perfino a minare la stabilità della natura? Sono gli ideali i valori da sostenere, quelli stessi che applicandoli aiutano in parte ad alimentare il senso dell'esistenza, ma come riuscire a trasmetterli alle persone che non hanno avuto la possibilità, di sapere, di conoscere e nella riflessione comprendo che attraverso l'apprendimento dell'educazione civica prime di altre materie, formerebbe in maniera positiva e consapevole l'essere umano. Responsabilizzando una persona, la quale rispetta in primo luogo la propria entità per poi estendere e applicare il concetto verso i suoi simili, verso l'ambiente che lo circonda. Forse ci illudiamo di potere essere superiori i nei confronti delle persone, le quali nella vita ci hanno preceduto, superiori in quanto Iinvece adottiamo concetti già detti, già assimilati i quali ciclicamente si ripropongono e si adattano in base alle situazioni esistenti, ed è sempre così anche nelle ideologie politiche che si sposano di volta in volta, per lasciarle e poi con il tempo rivisitarle. Il valore più elevato nell'espressione del suo pensiero è quello di essere se stessi in ogni situazione, in ogni circostanza e il raggiungimento conseguente della felicità è dato appunto nell'applicare le capacità e le risorse di cui ogni singola persona ne è portatrice. Ma quella stessa forma di rispetto che lo si vorrebbe trasmettere attraverso la correttezza e la lealtà nei confronti di un dialogo al proprio interlocutore, lo si comprende poi con l'esperienza, che difficilmente si riceve e si matura la consapevolezza che per altri è più facile mutare a volte l'evidenza, articolando affermazioni al fine soltanto di valorizzare la propria personalità o per occultare generici compromessi che la vita stessa propone. E mentre soffia questo vento caldo e asciutto sul mio viso,realizzo che questo intimo ragionamento difficilmente potrò di nuovo perseguirlo al termine di questa esperienza, non potrò più essere me stesso, non potrò più essere vero e dovrò per vivere di nuovo agli occhi delle persone, mentire,nascondere una parte di me e in fondo è come se fosse passata una nuvola ad oscurare la mia vita e ricominciare con il freddo addosso di questo inverno, mentre sogno di calarmi in una nuova primavera. Una persona anziana cammina lentamente trascinando accanto a se un borsone che scivola sulle ruote del piccolo carrello che funge anche da sostegno,mentre un ragazzo prende la rincorsa alzandosi dalla sella della bicicletta, pedalando con più energia, per affrontare la piccola salita e noncurante dei capelli bianchi, i quali dovrebbero rappresentare il rispetto, si allontana avvolto nell'indifferenza, ecco è proprio l'indifferenza che si è radicata nelle persone che mi sconcerta, niente riesce più a stupire. Le situazioni che si evolvono nella quotidianità non riescono più a smuovere il sentimento delle persone e in questo modo tutto passa, volte come in effetti non dovrebbe e tutto diventa normale perché è stato e per questo lo sconcerto prende sopravvento in me. Rivisito le parole di una canzone e sono quelle che esattamente vorrei avere scritto in prima persona e questa considerazione mi rende meno incompreso, pensando che in un altro contesto già qualcuno ha provato quella stessa sensazione che ora condivido e non saprò mai se meno struggente è il pensiero che la sensibilità estrema mi appartiene e sento tutto a pelle,interiorizzo e riesco a comprendere il mondo che si apre in un dialogo e recepisco di quella persona l'essenza nel suo modo di proporsi. L'essenziale mi è facile conquistarlo in ogni circostanza e in antitesi mi piace creare emozioni e complicità con le stesse persone, in prevalenza con quelle di sesso opposto al mio e nell'attenzione di un loro sguardo capisco la reazione e ciò mi appaga e mi quieta. Il tempo trascorre in modo ineluttabile e non sempre consegna certezze, a volte mi accorgo di vivere come sospeso nella speranza che il giorno che seguirà sia migliore e mi consegni la volontà di potermi appunto migliorare nel mio lento maturare, affrontando la quotidianità di questa realtà che nonostante tutto non riesce a condizionarmi più di tanto, ma che di giorno in giorno mi rende consapevole, riconquistando pensieri ormai sopiti e spazi d'opinione, di essermi ritrovato. E' nel riposo di un atto sessuale che la vera personalità prevale in genere a quella parte nascosta o meglio velata dal desiderio, e si rivela in quel frangente, forse meglio di altri per carpire la dolcezza di un dialogo oppure il pretesto per allontanarlo dopo l'appagamento. La differenza sostanziale tra fare sesso e inventare l'amore fisico è il sentimento e lo stesso se esiste lo si vive con il trasporto dell'affettività, nella sua migrazione da un corpo a un altro, magari nell'espressione di un semplice bacio e in quelle effusioni gli stessi si studiano per appagarsi, al fine del raggiungimento di emozioni in comune e magari simultanee. A volte mi soffermo nel pensiero che poi assume il tono di una domanda: ovvero se può esistere amicizia tra uomo e donna e riflettendo scopro la convinzione che alla base è sempre presente un coinvolgimento emotivo o un'attrazione latente, perché un dialogo che si prolunga nel tempo e quindi costante non può essere alimentato dall'indifferenza e neanche dall'inconsistenza degli argomenti, ma dalla convinzione di volere scoprire quel mondo nuovo che si apre accanto a te e comunque con la continuità dell'amicizia è più o meno inevitabile che una delle parti cambi atteggiamento, mutando la certezza che sia solo tale. Ed è anche vero che la fusione del sentimento in una coppia completa la stessa in quanto l'uomo e la donna si compensano e si elevano nell'unione e rinnovandosi attraverso la procreazione riscoprono il senso della vita, in quella continuità che riconduce a rendere possibilmente migliori di loro, i propri figli. E improvvisamente percepisco dal sole, che ha cambiato posizione per via del movimento rotatorio della terra, che il tempo è trascorso inesorabile e da quello spazio temporale, richiudo la finestra che guarda verso il mondo, tanto tutto è passato come doveva, come del resto le mie riflessioni, quelle stesse che ho donato al vento con l'intento o la speranza che le porti con se e che come fiori raggiungano cuori, sbocciando per regalare illusioni, perché l'unica certezza oltre la vita e la morte è che domani in fondo è un altro giorno, se verrà.
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