
Il tema del volo. Un argomento difficile da trattare. Lo hanno fatto in tanti parlando di fisica, meccanica, meteorologia, statistica. Ne ha parlato la scienza. Sono stati scritti libri, poemi, canzoni, liriche. Ne hanno parlato anche i poeti. In pochi però si sono fermati a riflettere sullo spazio che c'è all'interno. Dentro uno spazio chiuso, sacrificato. Dentro un idioma, dentro l'esclusione, dentro il dolore, dentro l'anima, dentro il rancore, dentro il rimorso, dentro la speranza. Dentro il carcere. Quello spazio di privazione non limita le capacità, ma certamente fa venire meno la socializzazione. Uno strappo forzato dal tessuto sociale che prescinde dalla pena.
Assume dunque nuovi significati la presenza sul palco del Teatro di Ponte a Moriano (fuori dal carcere) di un gruppo teatrale (nato in carcere). E' stato un succeso. Reale, non formale. Pubblico numeroso, platea esaurita, nessuna sbavatura sul palco e diffuso senso d'insieme. Ragazzi e ragazze del servizio civile, bambini ed ex detenuti si sono tenuti per mano. Prima, durante e dopo. Hanno lavorato sodo, hanno creduto nel progetto, sono stati scossi da cariche adrenaliniche mangiandosi la paura. Come un vuoto d'aria: la corrente discensionale li ha prima trascinanti veloci verso il basso. C'è la paura di volare, ma non il pericolo. Le ali sono robuste, i passi rapidi. C'è giusto il tempo di percepire quel vago senso di vertigine che è già arrivato il momento di ringraziare accenando un inchino al pubblico che prima era in ombra. Luci sul palco, luci in platea. Qualche gradino più su ci sono gli attori, più in basso gli spettatori.
Con gli applausi si lascia temporaneamente alle spalle il vuoto d'aria. E' il momento di abbattere il dislivello. E come una liberazione Laura, Igor, Florin, Giada, Alessia, Luigi, Leonardo, Samuele, Elisa, Ciro e Pietro sono scesi in platea. Sono loro a raggiungerci. Siamo noi ad allungare le mani per cercare il contatto. Un abbraccio, una stretta di mano, una pacca sulla spalla, sorrisi leggeri e un'intima speranza: allungare il passo, rafforzandolo.
[gittì]
dal di fuori
Con queste parole Massimiliano Andreoni ha presentato lo spettacolo del 6 ottobre 2006 al teatro di Ponte a Moriano, a Lucca:«Il Gruppo Teatrale "San Giorgio Tra le Mura" nasce quasi tre anni fa tra le stanze della Casa Circondariale di Lucca. Proprio in quel periodo la voglia di fare qualcosa di diverso nelle lunghe ore di inattività spinge qualcuno a proporre l’idea: "perché non tentare anche a Lucca la via del teatro che già in molti istituti da anni ha preso piede?" Si inizia un po’ in sordina nell’inverno 2003-2004 e la prima rappresentazione è il “Moby Dick”, con un gruppo di attori coinvolti con entusiasmo dal nostro regista in erba. Visto il successo della prima prova l’avventura continua e per la prima volta nel gruppo entrano a far parte anche persone dall’esterno, in particolare due giovani volontarie di un progetto di servizio civile. Il gruppo si amplia e si trasforma anche in ragione delle uscite e delle (purtroppo) nuove entrate al San Giorgio. Nell’autunno del 2004 è la volta de “Il cavaliere inesistente”, collocato anche all’interno delle manifestazioni del Settembre Lucchese e nella primavera successiva viene messo in scena “Il Piccolo Principe”, che per la prima volta vede la sala teatro della Casa Circondariale completamente gremita ed è collocato nel programma del 2° Forum della Solidarietà Lucchese nel Mondo. Nell’autunno dello scorso anno è la volta del "Macbeth". A quel punto l’avventura sembra essere arrivata ad un punto di svolta: portare il Gruppo Teatrale all’esterno. Ci speriamo: per settimane, mesi. Chi ha responsabilità ce lo lascia intravedere. Siamo a febbraio di quest’anno. Sfortunatamente, il responso finale è inesorabile: "No, non si può". E’ un duro colpo per il gruppo di attori ed attrici, che però non demordono e preparano a primavera la rappresentazione de “Il Gabbiano Jonathan Livingston”, purtroppo ancora all’interno, ma con grosso successo di pubblico e la trasmissione sulla televisione digitale cittadina. Ed ora eccoci qua. Quel che non poté la penna di un giudice è stato possibile grazie all’indulto; sì, il tanto chiacchierato e vituperato indulto, che ha liberato uomini ed energie. Molti se ne sono andati per la loro strada, che speriamo piena di altri successi, qualcuno è rimasto, ed eccoci alla prova del fuoco, quella di un palco libero, libero come i gabbiani che vedrete stasera, di attori e spettatori non più divisi, di un pubblico incuriosito da questa nuova esperienza. Il Gruppo ha dovuto chiaramente trasformarsi: è sempre stato una Babele di lingue, culture, dialetti, adesso comprende al suo interno persone che provengono da molteplici strade e tutte diverse, come l’esperienza del carcere, giovani dei progetti di servizio civile, ed alcuni bambini, in una contaminazione di trame, esperienze, sensibilità, emozioni che hanno trasformato la compagnia in una miscellanea di energie. Stasera speriamo di percepire anche le vostre. Come ci insegna Jonathan anche noi abbiamo cercato di superare limiti e limitazioni e numerose difficoltà, visto che il palco non è il nostro habitat, e con gioia stasera vogliamo condividere con voi il pezzetto di strada fatto per arrivare qui. Diamo inizio allo spettacolo.»
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