lunedì, marzo 15, 2010

Lettera – Appello alle Parrocchie, a simpatizzanti, amici e nuovi volontari


…Ero carcerato e mi avete visitato……

Lettera – Appello alle Parrocchie, a simpatizzanti, amici e nuovi volontari

L’Associazione Gruppo Volontari Carcere di Lucca, Opera Diocesana presente ormai da 21 anni nella comunità locale e che svolge, anche attraverso la Casa S. Francesco l’accoglienza di carcerati ed ex carcerati , avverte l’urgenza di rivolgere un Appello alle Parrocchie della Chiesa locale, a coloro che già conoscono l’esperienza e a tutti gli uomini di buona volontà perché aderiscano all’Associazione ed offrano collaborazione nella cura e nella assistenza alle persone carcerate ed ex carcerate. L’associazione invita a rispondere all’appello fin da subito, via e-mail (gruppovolontaricarcere@gmail.com) o per lettera, e ad esprimere condivisione e disponibilità a lavorare insieme.

L’Associazione invita ad indicare il proprio indirizzo di posta elettronica o di posta ordinaria perché ciascuno possa essere ricontattato ed invitato personalmente alle iniziative che già abbiamo avviato e che proseguiranno nei prossimi mesi .

Il primo appuntamento che proponiamo è quello del 15 marzo 2010, ore 18.00, presso la Casa San Francesco, Piazza San Francesco 19 Lucca (tel. e fax 0583/91797) nel quale ci ritroviamo con gli amici che già hanno espresso la loro adesione e con i nuovi amici che aderiranno nei prossimi giorni .

L’impegno come volontari sul fronte carcerario costituisce anche la migliore risposta sul fronte civile al tema tanto sentito della Sicurezza Pubblica.

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martedì, febbraio 16, 2010

Giustizia: 66.161 detenuti nelle carceri italiane, nuovo record

12 febbraio 2010

In cella 66.161 persone, il 40% (30.111) in attesa di giudizio. Ristretti Orizzonti commenta i dati del Dipartimento per l’amministrazione penitenziaria. "In 15 mesi aumentati di 10 mila unità". Manconi (A Buon diritto): "Record nazionale".
Il numero di persone detenute nelle carceri italiane ha superato quota 66 mila. Per la precisione siamo arrivati a 66.161 persone delle quali circa il 40% (30.111 persone) è ancora in attesa di giudizio. Un tasso di sovraffollamento che sfora di ben 23 mila unità il limite consentito (fissato in 44.327 unità) e anche la soglia "tollerabile" di 64 mila unità. Sono i dati diffusi oggi dal Centro studi Ristretti Orizzonti del carcere di Padova su dati del Dipartimento per l’amministrazione penitenziaria. "In 15 mesi i detenuti sono aumentati di 10mila unità", commentano i ricercatori del Due Palazzi.
"Oggi è record nazionale - attacca Luigi Manconi, presidente dell’associazione A buon diritto e già sottosegretario alla Giustizia. E ciò si deve all’attività indefessa e allo spirito di abnegazione di Alfano e Ionta, ai quali va il pensiero grato dei detenuti, degli agenti di polizia penitenziaria e di tutto il personale che il sovraffollamento costringe a condizioni di vita e di lavoro intollerabili".
Un’impennata che, di fatto, annulla buona parte dei benefici che verrebbero portati dal "Piano straordinario per l’edilizia penitenziaria" che prevede la costruzione di nuove carceri e l’ampliamento di quelle esistenti. Quando, nel novembre 2008, si iniziò a parlarne, i detenuti presenti erano circa 56mila; il Piano carcere, con la creazione di 20 mila nuovi posti, avrebbe consentito di ritornare a un indice di affollamento in regola con le normative vigenti portando la capienza regolamentare a circa 64 mila unità.
Un progetto che, di fatto, è stato vanificato dal sovraffollamento. "In soli dodici mesi -contestano da Ristretti Orizzonti - metà del lavoro previsto dal Piano carcere, 750 milioni di euro, risulterebbe praticamente spesa per non risolvere affatto la situazione". E se i tassi di crescita della popolazione detenuta non cambieranno, tra un anno l’intero progetto sarà annullato.
"Un miliardo e 500 milioni di euro sborsati per ritrovarci al punto di partenza", denunciano da Ristretti. Che rilancia: meglio ricorrere a pene alternative alla detenzione per le condanne fino a 3 anni (sono quasi 20.000 i detenuti con pene inferiori a 3 anni, ndr) e limitare i casi per i quali è prevista la custodia cautelare in carcere. Degli oltre 30mila detenuti in attesa di giudizio, infatti, oltre 2/3 è accusato di reati "minori" e il 40% è destinato (dicono le statistiche) a essere assolto.

Redattore Sociale

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domenica, maggio 17, 2009

CARCERE – Allarme sovraffollamento negli Opg; Corleone: “Vanno chiusi entro tre anni”

E’ allarme sovraffollamento e fatiscenza negli Opg (Ospedali Psichiatrico Giudiziari) italiani. A lanciare l’allarme è Franco Corleone, garante dei diritti dei detenuti del Comune di Firenze, che ricorda che gli internati di questi centri sono passati da 1200 a 1600 nel giro degli ultimi due mesi
“Nelle condizioni attuali – ha dichiarato Corloene – gli Opg ricordano i vecchi manicomi e devono essere assolutamente chiusi. I detenuti di questi istituti dovrebbero essere indirizzati negli appositi servizi psichiatrici territoriali”.

Secondo Corloene, la situazione più drammatica ed esplosiva è quella dell’Opg di Reggio Emilia, dove gli internati sono passati in poco tempo da 180 a 280. Molto critica è anche la condizione del centro di Montelupo Fiorentino, dove si trovano 169 internati.

Franco Corleone lancia un appello ad Enrico Rossi, assessore alla sanità della Regione Toscana, affinchè si impegni ad attivare un tavolo di confronto con il governo grazie al quale, nell’arco di due o tre anni, si possa arrivare alla chiusura definitiva degli Opg.
Redattore Sociale, 15 maggio 2009

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sabato, maggio 16, 2009

CARCERE - Sollicciano esplode, Corleone annuncia lo sciopero della fame



Il carcere fiorentino contiene quasi il doppio dei detenuti previsti dalla capienza regolamentare. Il garante dei detenuti del Comune di Firenze lancia una forte protesta nei confronti delle politiche governative
“Se il carcere fiorentino di Sollicciano raggiungerà quota mille detenuti comincerò lo sciopero della fame”. Ad annunciarlo è Franco Corleone, garante dei detenuti del Comune di Firenze, in segno di protesta contro le politiche penitenziarie del Governo.
“L’istituto penitenziario di Firenze ha una capienza di 483 detenuti ma al momento ve ne sono quasi il doppio, 953 – chiarisce Corleone che, in riferimento alle condizioni degli istituti penitenziari toscani e italiani, parla di “un quadro allarmante che ha superato abbondantemente i livelli di guardia dei carcerati” e invita la Regione Toscana ad assumersi le proprie responsabilità “per richiamare il Governo a politiche diverse e non repressive”.
In Toscana il numero complessivo dei detenuti ammonta a 4085, di cui 3914 uomini e 171 donne. La capienza regolamentare, pari a 3279, è però ben al di sotto di questa cifra. “E’ opportuno essere consapevoli – aggiunge Corleone - che il sovraffollamento produce soltanto incattivimento”.


Redattore Sociale, 15 maggio 2009

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lunedì, aprile 06, 2009

I diritti ??



Il SEAC (Coordinamento Enti ed Associazioni di Volontariato Penitenziario) ha ricevuto questa lettera, scritta da un detenuto, che ritiene doveroso inoltrare alle autorità competenti. La lettera, intitolata “ I diritti??” espone in tutta la sua drammaticità la condizione del carcere di Poggioreale, in cui la persona si trova ristretta. Riteniamo ci sia poco da aggiungere alle parole ed alle situazioni esposte, rispetto alle quali il Volontariato può solo dare voce, come fa da sempre, a chi si trova in carcere, per ribadire che i diritti costituzionali sono ineliminabili, irrinunciabili, imprescindibili così come enunciato dalla Carta Costituzionale per qualsiasi uomo, a qualunque circostanza o situazione sia soggetto. Lo stesso Ministro Alfano, parlando delle carceri, ha dichiarato che “talvolta siamo fuori dal principio costituzionale dell’umanità " riferendosi al sovraffollamento, che è certamente causa di gravissimi problemi che si determinano in qualsiasi istituto con forti eccessi di presenze, ma non l’unica ragione delle condizioni di vita degradanti sotto descritte. Non abbiamo la possibilità diretta di verificare che lo stato delle cose esposte sia realmente come descritto. Auspichiamo quindi un interessamento del Ministro e di tutti i Referenti per competenza e responsabilità istituzionale affinchè l’art. 27 comma 3 della Costituzione “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato” sia una pratica reale, un comune progetto di tutti gli attori del mondo dell’esecuzione penale di rendere più umana la condizione di privazione della libertà.

Elisabetta Laganà, Presidente SEAC



Napoli: io, detenuto a Poggioreale, tra violenza topi e degrado


Tentato furto. È questa la mia colpa. Una colpa che mi ha portato per 10 mesi nel carcere Poggioreale di Napoli, padiglione Milano. 10 mesi detenuto, non perché condannato, ma perché in attesa di giudizio. Poi, finalmente, l'udienza. La condanna e gli arresti domiciliari. Assurdo? No, a Napoli è normale. D'altra parte i giudici a Napoli stanno rovinati come noi detenuti. Noi non abbiamo le medicine? E loro non c'hanno neanche le penne. Così come è normale che a Napoli esista un posto come Poggioreale. Non un carcere, ma un inferno. Io sono stato rinchiuso in una cella di 5 mq insieme ad altri 9 detenuti. Tutti in attesa di giudizio e diversi anche innocenti. I letti a castello a tre piani occupavano quasi tutto lo spazio. E anche mangiare era un problema, non sapendo dove sederci. Inoltre la nostra era "nà cella rotta" come diciamo a Napoli. Vecchia e rovinata, come la maggior parte di quelle di Poggioreale. Con i muri senza intonaco, i buchi sul pavimento, piena di muffa e ruggine. Anche la finestra non si chiudeva e noi stavamo sempre al freddo. Ma a Poggioreale c'è altro. E quest'altro è la violenza. Gli agenti menano una media di 20 detenuti al giorno. C'è sempre chi prende calci
e pugni. Per le botte, a Poggioreale, non c'è un giorno di festa. Anzi il sabato e la domenica è peggio, perché tra gli agenti c'è chi si ubriaca e quella violenza aumenta senza freno e senza controllo. Si viene menati per nulla, anche solo per aver chiesto l'aiuto del medico. È successo a un mio compagno cella. Aveva mal di denti e ha chiesto di poter andare dal medico. Dopo un po' sono arrivati gli agenti e lo hanno fatto uscire dalla cella. Ma non lo hanno portato dal mendico. L'hanno menato e poi l'hanno fatto tornare in cella. Le botte. Quella è stata la cura che gli hanno dato per il mal di denti! Ormai sono abituati così. Il 14 gennaio, per esempio, con un sacerdote stavamo facendo catechismo in una stanzetta del piano terra. Dopo un po', abbiamo sentito le urla di un detenuto che stava nella stanza accanto. Urla che noi sappiamo riconoscere. Erano le urla di chi veniva picchiato. Impauriti, abbiamo chiesto al sacerdote di intervenire. Ma lui ha
fatto finta di nulla. Non siamo più andati a catechismo. A Poggioreale, oltre alla violenza, ci sono anche altre forme di repressione. Per esempio quando camminiamo per il corridoio, ci sono degli agenti che ci impongono di stare con le mani dietro la schiena e con lo sguardo a terra. Un'umiliazione che devi subire in silenzio perché sai altrimenti cosa ti può capitare! A Poggioreale ti scoppia la testa e rischi di perde il controllo, anche perché accadono cose assurde. Come quando, poco prima di uscire, sono sceso in infermeria per prendere delle medicine. È successo che, mentre ero lì ad aspettare, ho visto l'infermiere che ha aperto un armadietto e si è trovato di fronte un topo grande come un gatto. Non
sapevo cosa pensare. Se c'era un topo nell'infermeria cosa poteva esserci in cucina? Poi c'è la pena per i nostri familiari. Moglie e madri che per fare un colloquio con noi devono aspettare 7 ore. 7 ore per un incontro che dura circa 40 minuti. È brutto sentire che tua moglie si è messa infila fuori dal carcere alle 4 di attina. È brutto sentirle dire che è stata perquisita facendole abbassare anche le mutande. È una cosa vergognosa e ingiusta. Come ingiusto è fare il colloquio in uno stanzone con altre 20 persone che urlano per poter parlare e con l'agente che, appena provi ad abbracciare tuo figlio, ti dice: "stai seduto!". Spesso all'ora d'aria
discutiamo di quello che abbiamo letto su Radiocarcere. Ci interroghiamo sulla giustizia e sul carcere. Spesso ci domandiamo: se Poggioreale è illegale, come può insegnarci la legalità? Tentato furto, è la mia colpa. Una colpa che è giusto che io paghi. Ma qual è la colpa di chi può fermare questo degrado, ma non fa nulla?





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sabato, febbraio 14, 2009

Festa annuale del Servizio Civile Nazionale - Un dono che serve






La festa annuale del Servizio Civile Nazionale, celebrata quest'anno in coincidenza dell'ottavo della legge istitutiva del Servizio Civile in forma volontaria (n° 64 del 6 marzo 2001), prevede quale prima manifestazione la "Settimana di donazione del sangue dei volontari in Servizio Civile", organizzata dall'UNSC in collaborazione con il Coordinamento CIVIS (Avis, Croce Rossa Italiana, Fidas, Fratres) e con il Centro Nazionale Sangue dal 2 all'8 marzo, con la visita alle autoemoteche collocate in adiacenza di palazzi Governativi Nazionali e Regionali, con conferenza stampa che si terrà il 26 febbraio, alle ore 12.00, presso Palazzo Chigi e quale seconda manifestazione la promozione del progetto "Amicus" che sarà annunciato con una conferenza stampa, prevista per il 5 marzo p.v. a Palazzo Chigi.
Amicus è un progetto pilota che l'UNSC si è aggiudicato, partecipando ad un bando della Commissione Europea, è destinato a 21 volontari italiani che avranno la possibilità di trascorrere 6 mesi in paesi partners europei: Francia, Spagna, Germania, Polonia, Cipro, facendo un'esperienza di servizio civile in un contesto di volontariato europeo.
A conclusione delle manifestazioni celebrative, il 28 marzo p.v. dalle ore 10.00 i volontari del Servizio Civile saranno ricevuti in udienza dal S.S. Benedetto XVI.

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domenica, luglio 06, 2008

Partecipate alla campagna "Salviamo la Legge Gozzini"

giovedì, marzo 27, 2008

Quattro priorità per una nuova giustizia penale


La percezione di insicurezza che viene sbandierata al fine di giustificare provvedimenti di natura repressiva non trova spiegazioni nella dimensione qualitativa e quantitativa del crimine. Essa va comunque tenuta in considerazione in quanto insoddisfatta è la domanda di giustizia e di tutela dei diritti. La magistratura deve assicurare efficienza attraverso processi dalla durata ragionevole. Un nuovo codice penale di ispirazione garantista, la riduzione del numero complessivo di reati, la depenalizzazione delle pratiche di consumo delle droghe e della condizione di immigrato, oltre ad avere ricadute positive sul sovraffollamento penitenziario avrebbero una immediata ripercussione positiva sul lavoro dei magistrati che così potrebbero concentrarsi solo su questioni di grave portata criminale, riducendo i tempi infiniti della giustizia. La giustizia non è al centro di questa campagna elettorale. Laddove lo è viene declinata in termini di sicurezza urbana. Non ci si preoccupa oramai più della cifra ignota del crimine, del sistema investigativo che non riesce a risolvere i veri (o presunti) crimini più gravi, della giustizia oramai al collasso, dell’inefficienza dei tribunali, della lentezza e iniquità dei processi. Dopo un quindicennio durante il quale il gioco delle corporazioni e il pro o anti-berlusconismo ha fortemente condizionato le politiche e le parole della giustizia ora è calato il silenzio. Un silenzio che non fa presagire niente di buono. Noi pensiamo che la giustizia debba essere riformata nel segno della equità, della ragionevolezza, della minimizzazione dell’impatto penale. Non rinunciamo all’idea che il diritto penale debba essere un diritto penale minimo, che la pena carceraria debba essere la extrema ratio, che vada individuata una gerarchia di beni fondamentali da proteggere e che per tutti gli altri vadano trovate forme di protezione giuridica diverse. Riteniamo che la giustizia debba essere un terreno su cui sperimentare un modello di comunità capace di includere, di costruire coesione sociale, di restituire dignità e memoria.

1. UNA GIUSTIZIA EQUA E UNA DIFESA PUBBLICA
Il sistema della giustizia si presenta fortemente discriminatorio. Il totale delle garanzie è a disposizione dei soli che possono permettersi una adeguata difesa tecnica. I non abbienti sono esclusi da ogni forma di tutela processuale. Il sistema di difesa dell’imputato non può più prescindere dall’istituzione di una difesa pubblica realmente funzionante, complementare rispetto alla libera professione. A questo fine, vanno anche riviste le due differenti figure del difensore d’ufficio e del gratuito patrocinio, a oggi non effettivamente in grado di garantire una difesa usufruibile dalla totalità dei cittadini.

2. IL DIRITTO PENALE DEVE GIUDICARE I FATTI E NON LE STORIE DI VITA
Va rivisitato il sistema sanzionatorio, che dopo l’approvazione della legge ex Cirielli sulla recidiva, è definitivamente improntato a giudicare la storia socio-penale degli imputati piuttosto che i singoli e concreti fatti da loro compiuti. Il nostro sistema penale tende a giudicare in modo diseguale due persone che hanno compiuto lo stesso reato a seconda dei precedenti loro contestati, della loro storia personale. La recidiva, la delinquenza abituale, professionale e per tendenza sono oggi causa di pene elevatissime per fatti non gravi. È necessario ritornare al diritto penale del fatto ponendolo in contrapposizione al nuovo e pericoloso diritto penale del reo. E’ necessario investire nelle misure alternative, come dimostrato dalle statistiche, vero antidoto alla recidiva.

3. I DIRITTI VANNO PROMOSSI E PROTETTI
La giustizia penale non può superare un limite invalicabile, quello costituito dai diritti fondamentali della persona. Per questo va prevista l’introduzione di un meccanismo indipendente di tutela delle persone private o limitate nella libertà. Figura necessaria, anche alla luce di recenti obblighi internazionali (protocollo Onu alla Convenzione sulla tortura, firmato nel 2003 ma non ancora ratificato dall’Italia). Nelle carceri, nelle caserme delle forze dell’ordine, nei luoghi di detenzione amministrativa per immigrati in via di espulsione, i diritti sono inevitabilmente e quotidianamente a rischio.

4. LA TORTURA VA MESSA FUORILEGGE
A oltre vent’anni dalla ratifica della Convenzione Onu contro la tortura va conseguito l’obiettivo dell’introduzione del crimine di tortura nel nostro codice penale. L’Italia versa oggi in un pericoloso e umiliante vuoto normativo che va urgentemente colmato. La tortura è un crimine contro l’umanità e la legislazione penale vigente è assolutamente insufficiente.

Associazione Antigone Onlus

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sabato, marzo 15, 2008

Giustizia: CNVG; un comunicato sulle violenze di Bolzaneto


Comunicato Stampa, 13 marzo 2008


La Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia, che raccoglie le associazioni di volontariato che operano nelle carceri, si augura che sia fatta al più presto piena luce sulle responsabilità degli agenti e graduati delle varie forze di polizia imputati di comportamento inumano e degradante verso i manifestanti fermati nei fatti di Genova. Sia i mandanti che gli esecutori delle violenze - tra questi alcuni appartenenti al Corpo della Polizia Penitenziaria - devono essere giudicati con imparzialità e senza sconti, perché tortura e violenza nulla hanno a che vedere con civiltà e giustizia. Ricorrenti episodi di violenza da parte di agenti della Polizia Penitenziaria, come i fatti di Sassari del 2003 o le oscure imprese delle squadrette punitive ancora oggi operanti in alcuni istituti, sono indegni di un Corpo che legittimamente ambisce a svariati compiti extra moenia e addirittura di affiancamento degli assistenti sociali nell’ambito degli uffici per l’esecuzione penale esterna (ipotesi peraltro fortemente avversata da tutto il mondo del volontariato impegnato in ambito giustizia). Piuttosto che prendere posizioni insostenibili in difesa degli imputati, le Organizzazioni sindacali della Polizia Penitenziaria, dovrebbero dimostrare all’opinione pubblica la capacità del sistema di isolare le "mele marce", per la tutela di tutti gli altri operatori della giustizia che, con professionalità, garantiscono la sicurezza dei cittadini e collaborano al recupero dei detenuti. I volontari che operano quotidianamente a fianco degli agenti, sanno che il corpo della Polizia Penitenziaria è sano e crede nella capacità di ogni uomo di reinserirsi nella società, una volta scontata la pena. Fin dall’insediamento del Dott. Ettore Ferrara a capo del Dipartimento Amministrazione Penitenziaria, la Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia ha chiesto di essere cooptata durante i corsi di formazione degli agenti perché si crei da subito con i volontari penitenziari un clima di comprensione e collaborazione fattiva.

Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia

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Toscana: una bomba-sovraffollamento pronta a scoppiare



È una bomba che rischia di scoppiare da un momento all’altro il tema degli istituti di pena in Toscana, dove nelle principali città (Firenze, Prato, Livorno e Pisa) il sovraffollamento è una regola. Lo denuncia il garante per i diritti dei detenuti del comune di Firenze Franco Corleone. Sovraffollato anche uno dei sei ospedali giudiziari italiani, quello di Montelupo Fiorentino (Firenze), che funziona a metà regime per inagibilità di una parte dell’istituto e che ospita, ad oggi, circa 190 detenuti. A fronte di questa situazione (case circondariali dove si trovano 863 detenuti a fronte di una tollerabilità di meno della metà), ci sono case mandamentali dove si trovano pochissimi detenuti come Empoli (che potrebbe ospitare 24 unità e ne detiene 6) e Massa Marittima (Grosseto), con una capienza di 28 e una presenza di 15. C’ è anche un istituto fantasma, quello di Pontremoli (Massa Carrara) dove non ci sono detenuti ma solo personale della polizia penitenziaria. Una situazione border line nel carcere di San Gimignano è stata denunciata da Franco Corleone, garante fiorentino per i diritti dei detenuti. Alcuni ospiti del carcere infatti gli hanno scritto denunciando violenze e una situazione "intollerabile" come la mancanza di acqua corrente dai rubinetti. "Fino a quando la regione Toscana non ratificherà la legge che prevede l’istituzione del garante regionale - ha detto Corleone - sarà impossibile intervenire in casi come quello di San Gimignano che è davvero border line". Corleone ha poi raccontato il caso di un detenuto in graduatoria per una casa popolare dal Comune di Firenze. "Per correttezza - ha detto Corleone - il detenuto ha mandato una lettera al Comune chiedendo di esser tolto dalla graduatoria proprio perché detenuto, ma di poter mantenere il punteggio. Il Comune ha preso per buona la prima parte ma non la seconda: così il detenuto è uscito e ora è costretto a dormire su un camion"


Ansa, 13 marzo 2008

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domenica, febbraio 24, 2008

APPELLO - In carcere 30.000 in attesa di giudizio


Detenuti presenti al 31 dicembre 2007: 48.693
Detenuti presenti al 21 febbraio 2008: 50.851

In soli 52 giorni, dall'1 gennaio 2008 al 21 febbraio 2008, il numero dei detenuti nelle carceri italiane è aumentato di oltre 2.000 unità. Dall'inizio del 2007 ad oggi l'aumento è stato di quasi 12.000 persone! Di questo passo le carceri "esploderanno" prima della fine dell'anno: gestire oltre 60.000 detenuti, con le strutture e il personale attualmente a disposizione, sarà impossibile per chiunque, insostenibile dal punto di vista logistico e anche sotto il profilo economico (ricordiamoci che ogni detenuto costa circa 150 euro al giorno alle casse dello Stato).

Eppure la soluzione sarebbe a portata di mano: tenere in carcere soltanto le persone che REALMENTE non possono stare fuori: oggi in carcere ci sono quasi 30.000 persone in attesa di giudizio (e circa la metà di loro verrà assolta, nei diversi gradi del processo); dei restanti 20.000 condannati, ben 12.000 hanno una pena inferiore ai 3 anni e quindi potrebbero anche espiarla con la misura alternativa dell'affidamento ai servizi sociali.

Il numero delle persone arrestate non è sostanzialmemte cambiato negli ultimi tre anni: 89.887, di cui 45% straniere, nel 2005; 90.714, di cui 48% straniere, nel 2006; 90.441, di cui 48% straniere, nel 2007.
Nello stesso periodo, dopo che l'indulto aveva portato il numero dei detenuti al minimo storico di 38.000 persone, c'è stato un aumento di quasi 1.000 detenuti al mese, mentre il numero dei condannati ammessi a misure alternative alla detenzione è aumentato di 500 al mese (4.106 ammessi al 31 dicembre 2006 e 10.379 31 dicembre 2007). Questo nonostante in carcere ci siano oltre 12.000 persone che potrebbero scontare la pena in misura alternativa!

La realtà, drammatica e ineludibile, è che la martellante campagna sulla sicurezza, che ci accompagna da più di un anno, "sconsiglia" a chi deve decidere (cioè i vari Organi Giudiziari) l'eventuale concessione di una misura alternativa ai condannati o della "libertà provvisoria" agli imputati... alle prese col dilemma "coraggio o prudenza" si affidano sempre di più alla seconda, col risultato che le carceri si stanno gonfiando di detenuti a ritmi mai visti...
Questo è un appello, perché torni a prevalere non dico il coraggio ma almeno la ragionevolezza: ci sono 6.000 detenuti con la pena inferiore a un anno, non penso che tra loro ci siano molti "pericolosissimi criminali"... dato che per il possesso di un grammo di hascish o per un furto di generi alimentari dagli scaffali del supermercato si prende una condanna superiore... che cosa aspettiamo ad affidare ai servizi sociali queste persone, magari in questo modo riusciranno pure a trovarsi un lavoro, un po' "sostenuti" un po' "controllati", e infine a "rigare dritto" alla fine della pena.

Alla fine dell'anno saranno comunque tutti fuori dal carcere, il loro posto sarà preso da altri, più numerosi e più disgraziati, in una catena ininterrotta che serve soltanto ad accontentare chi chiede "certezza della pena" e non vuole intendere altre ragioni, nemmeno se sono, come sono, sacrosante.
Francesco Morelli, di Ristretti Orizzonti

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sabato, marzo 24, 2007

Howard Paul Guidry


Riceviamo e volentieri pubblichiamo un appello diffuso dalla Coalizione Italiana contro la Pena di Morte, un’associazione apolitica e non governativa composta interamente da volontari che operano in difesa dei diritti umani. L'obiettivo è salvare una vita, quella di Howard Paul Guidry, condannato alla pena capitale in Texas.
La presidente dell'associazione Arianna Ballotta ci racconta il caso di Howard per sensibilizzare l'opinione pubblica e soprattutto per raccogliere fondi a sostegno del processo. La speranza è quella di un capovolgimento all'appello diretto. Perché sostenere questa causa? Beh, prima di tutto per la difesa dei diritti umani, bene inalienabile. E infine per la particolarità del caso, che Arianna riesce a sintetizzare in modo chiaro. Per capire provate a leggere.

L'accusa
Nel 1997 Howard Paul Guidry viene condannato a morte per l’omicidio su commissione di Farah Fratta, la moglie di un ex agente di polizia, avvenuto a Houston nel 1994. Ad ideare l'assassinio il marito della donna, Robert Fratta, anch'egli rinchiuso da anni nel braccio della morte. La coppia stava attraversando un periodo molto burrascoso ed il divorzio era imminente. Secondo l’Accusa, Robert Fratta avrebbe promesso un’auto e dei soldi ad un terzo uomo, Joseph Prystash, il quale a sua volta avrebbe materialmente incaricato dell’omicidio Howard Guidry.

Chi è Howard Paul Guidry
Howard, un ragazzo di colore originario della Louisiana, è nato il 15 aprile 1976. E’ entrato nel braccio della morte a 21 anni ed aveva 18 anni quando il crimine fu commesso.

I fatti secondo Howar
Ecco i fatti che portarono all’accusa nei suoi confronti, così come esposti dallo stesso Howard:
- il 7 marzo 1995 fui interrogato da 2 detective in merito ad un omicidio;
- venni portato in una stanzetta ed ammanettato ad una sedia di acciaio; qui i 2 detective mi sottoposero a torture fisiche e psicologiche per diverse ore;
- chiesi ripetutamente che, come previsto dalla legge, mi fosse concessa la possibilità di avere un legale presente durante l’interrogatorio, ma la mia richiesta non venne soddisfatta;
- i 2 detective approntarono una (mia) falsa confessione;
- tale confessione e una testimonianza fondata su dicerie (resa dalla fidanzata di Joseph Prystash) vennero usate per spedirmi nel braccio della morte.

Dicerie, false confessioni, nuovo processo e condanna a morte
Nel 2003, cioè 8 anni dopo, la condanna emessa nei confronti di Howard Guidry viene capovolta da un Giudice Federale, il quale - oltre a giudicare illegale la confessione ottenuta con l’inganno – dichiara inammissibile in tribunale testimonianza basata su dicerie. Questo Giudice ordina altresì allo Stato del Texas di rilasciare Howard Guidry oppure di riprocessarlo.
Lo Stato del Texas presenta appello contro la decisione del Giudice Federale, ma nel 2004 la Corte del 5° Distretto riconferma la decisione del Giudice Federale, Howard Guidry non viene rilasciato e lo Stato del Texas decide di riprocessarlo.
Il 19 febbraio 2007 inizia il nuovo processo, al termine del quale – dopo soli 3 giorni! - Howard viene nuovamente giudicato colpevole. E di recente la giuria ha emesso una nuova condanna a morte.

Assenza di prove
Non esistono prove fisiche che legano in alcun modo Howard all’omicidio. I cosiddetti “testimoni oculari” dicono di non essere certi che l’uomo visto quella sera a casa della vittima fosse Howard. Al nuovo processo, però, l’Accusa presenta 3 testimoni che sostengono che Howard abbia detto loro, dopo l’accaduto: 1) “Guidry mi ha detto di essere l’assassino”; 2) e 3) “Guidry mi ha detto di essere in attesa di una somma di denaro pari a 1000 dollari da parte di un uomo” e “Guidry mi ha dato una pistola calibro 38 usata nell’omicidio Fratta”. Questi due ultimi testimoni sono pluri-pregiudicati ed attualmente stanno scontando una condanna a rispettivamente 12 e 25 anni per rapina aggravata, mentre il primo ha ammesso di aver mentito al primo processo e di non aver MAI parlato con Howard Guidry.

E il Procuratore paga i testimoni
Il Procuratore, al termine del processo, in tribunale di fronte a diverse persone (abbiamo chiesto copia delle trascrizioni, che contiamo di avere entro un lasso ragionevole di tempo), ammette apertamente di aver “pagato” i testimoni.
A questo secondo processo tutti speravamo di ottenere finalmente giustizia, ma purtroppo non e’ andata così. Certo, non ci scoraggiamo, ma non possiamo non domandarci fino a quando lo Stato del Texas avrà intenzione di rubare anni preziosi ad un ragazzo il cui unico errore è stato quello di essersi trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato e la cui unica colpa è quella di essere povero e nero.

Un barlume di speranza
L’unica speranza di Howard è quella di un capovolgimento all’appello diretto. Siamo in contatto con gli avvocati che speriamo assumeranno la difesa e presto verrà decisa una strategia. E’ necessario anche svolgere nuove indagini investigative, e questo comporta un considerevole esborso di denaro, che Howard non ha.
C’e’ bisogno di fondi per sostenere le spese legali.
Queste le coordinate per eventuali donazioni:

CONTO CORRENTE POSTALE n. 38725800
INTESTATO A: COALIZIONE ITALIANA CONTRO LA PENA DI MORTE - C.P.39 - 80078 POZZUOLI (NA)
CAUSALE: PRO HOWARD GUIDRY (TEXAS)
Oppure Bonifico Postale:
c/c 38725800 - cab 03400 - abi 07601

Scrivere a Howard
Chi volesse (puo' scrivere ad Howard in inglese) all'indirizzo:
Mr. Howard Guidry
#999226
Polunsky Unit
3872 Fm 350 South
Livingston, TX 77351
USA

Per saperne di più
Coalizione Italiana contro la Pena di Morte
Sul caso di Howard Guidry
di Kenneth Williams, ex avvocato di Howard Guidry

Death row prisoner Howard Guidry
di Gloria Rubac


Per scrivere a Arianna Ballotta: arianna@linknet.it

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