martedì, febbraio 16, 2010

Il Gruppo Volontari Carcere incontra le istituzioni: 22 febbraio prossimo incontro con la Provincia di Lucca

Lucca, 15 febbraio 2010
Cari amici, la nostra associazione che da quasi trenta anni opera sul nostro territorio nell’ambito del carcere e dell’area penale esterna, ripropone con forza i temi del carcere e della pena quali ambiti di discussione e di riflessione agli enti pubblici e alla cittadinanza. Sempre più si parla del carcere sull’onda di notizie, di proclami, di fatti di cronaca.
All’inizio dell’anno si è parlato anche di emergenza carcere a causa del sovraffollamento. Il carcere e la pena rappresentano in primo luogo una realtà quotidiana che coinvolge oggi decine di migliaia di persone-cittadini italiani e stranieri, alcune centinaia solo nella nostra città e, quasi sempre, persone con problemi di dipendenza, psichiatrici, economici, di permesso di soggiorno. Nel mese di dicembre 2009 abbiamo lanciato l’iniziativa “Il Gruppo incontra le istituzioni locali”, pensata come una serie di serate all’interno della Casa San Francesco nel corso delle quali incontrare, di volta in volta, i rappresentanti degli enti locali, con l’obiettivo di porre loro domande sui temi del carcere e della pena e di rivitalizzare una collaborazione spesso ultradecennale ma che necessita di nuovo rilancio.
l primo incontro, ricco di spunti interessanti, ha visto la partecipazione del Comune di Lucca nella persona del Sindaco e dei referenti delle Poliche sociali.
Il secondo incontro si terrà presso la Casa San Francesco – Piazza San Francesco, 19, il prossimo 22 febbraio a partire dalle ore 18.00 e l’ente invitato è la Provincia di Lucca. Hanno già confermato la loro presenza il Presidente della Provincia di Lucca, Stefano Baccelli, l’assessore alle Politiche Sociali Mario Regoli, l’assessore al Volontariato e alla Cooperazione Sociale Valentina Cesaretti, l’Assessore al Lavoro e Formazione Gabriella Pedreschi, la Dirigente alle Politiche Sociali Rossana Sebastiani, la Dirigente del Servizio Lavoro Fiorella Baldelli, il Responsabile del Centro Impiego Giuseppe Fannucchi.
Sarà altresì ospite molto gradito per l’Arcidiocesi di Lucca il Vicario Generale Mons. Michelangelo Giannotti.
L’incontro si concluderà intorno alle 20.00 con un piccolo aperitivo.
Vi aspettiamo.
Il Gruppo Volontari Carcere

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Giustizia: 66.161 detenuti nelle carceri italiane, nuovo record

12 febbraio 2010

In cella 66.161 persone, il 40% (30.111) in attesa di giudizio. Ristretti Orizzonti commenta i dati del Dipartimento per l’amministrazione penitenziaria. "In 15 mesi aumentati di 10 mila unità". Manconi (A Buon diritto): "Record nazionale".
Il numero di persone detenute nelle carceri italiane ha superato quota 66 mila. Per la precisione siamo arrivati a 66.161 persone delle quali circa il 40% (30.111 persone) è ancora in attesa di giudizio. Un tasso di sovraffollamento che sfora di ben 23 mila unità il limite consentito (fissato in 44.327 unità) e anche la soglia "tollerabile" di 64 mila unità. Sono i dati diffusi oggi dal Centro studi Ristretti Orizzonti del carcere di Padova su dati del Dipartimento per l’amministrazione penitenziaria. "In 15 mesi i detenuti sono aumentati di 10mila unità", commentano i ricercatori del Due Palazzi.
"Oggi è record nazionale - attacca Luigi Manconi, presidente dell’associazione A buon diritto e già sottosegretario alla Giustizia. E ciò si deve all’attività indefessa e allo spirito di abnegazione di Alfano e Ionta, ai quali va il pensiero grato dei detenuti, degli agenti di polizia penitenziaria e di tutto il personale che il sovraffollamento costringe a condizioni di vita e di lavoro intollerabili".
Un’impennata che, di fatto, annulla buona parte dei benefici che verrebbero portati dal "Piano straordinario per l’edilizia penitenziaria" che prevede la costruzione di nuove carceri e l’ampliamento di quelle esistenti. Quando, nel novembre 2008, si iniziò a parlarne, i detenuti presenti erano circa 56mila; il Piano carcere, con la creazione di 20 mila nuovi posti, avrebbe consentito di ritornare a un indice di affollamento in regola con le normative vigenti portando la capienza regolamentare a circa 64 mila unità.
Un progetto che, di fatto, è stato vanificato dal sovraffollamento. "In soli dodici mesi -contestano da Ristretti Orizzonti - metà del lavoro previsto dal Piano carcere, 750 milioni di euro, risulterebbe praticamente spesa per non risolvere affatto la situazione". E se i tassi di crescita della popolazione detenuta non cambieranno, tra un anno l’intero progetto sarà annullato.
"Un miliardo e 500 milioni di euro sborsati per ritrovarci al punto di partenza", denunciano da Ristretti. Che rilancia: meglio ricorrere a pene alternative alla detenzione per le condanne fino a 3 anni (sono quasi 20.000 i detenuti con pene inferiori a 3 anni, ndr) e limitare i casi per i quali è prevista la custodia cautelare in carcere. Degli oltre 30mila detenuti in attesa di giudizio, infatti, oltre 2/3 è accusato di reati "minori" e il 40% è destinato (dicono le statistiche) a essere assolto.

Redattore Sociale

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Da un altro punto di vista - parte seconda



a cura di Francesco, Matteo, Irene e Alessia

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martedì, febbraio 02, 2010

La lettera della presidente della Conferenza nazionale volontariato e giustizia sulla decisione del Dap di istituire un servizio anti suicidi composto


Nei giorni scorsi una circolare del Dap ha deciso di predisporre un servizio di “Unità di ascolto di polizia penitenziaria” per contrastare il rischio suicidario tra i detenuti nelle carceri.

Nella circolare, il DAP dichiara necessario indirizzare ogni sforzo per arginare l’attuale impellente emergenza, riconoscendo tuttavia che non spetterebbe ai poliziotti penitenziari il compito di valutare se un detenuto è a rischio suicidio. Ma la decisione si motiva a causa delle note carenze delle figure professionali istituzionalmente deputate all’assistenza psicologica del detenuto. Tale “unità di ascolto” sarà composta, come indicato nella circolare, da “personale di polizia penitenziaria e dell’area educativa, ed integrato da appartenenti al volontariato” .

I contenuti di questa circolare suscitano alcune riflessioni:

Se già manca parecchio personale in organico, come è possibile che con lo stesso personale esistente si possano svolgere nuove funzioni? La soluzione sembra un gioco di prestigio.

Ogni formazione del personale, indubbiamente, costituisce un elemento positivo e andrebbe perseguita: naturalmente, rivestono un ruolo cruciale i contenuti formativi. L’idea dell’ascolto è anch’essa totalmente condivisibile; è, del resto, uno dei motivi fondanti del volontariato: è una dimensione umana, etica e psicologica. Ma in carcere, spesso, ascoltare dovrebbe significare essere in grado di dare risposte.

Anche se ogni situazione è evidentemente unica, tuttavia andrebbero analizzate le ragioni dei suicidi o dei tentativi: si potrebbe vedere che forse, come elemento comune, vi sia proprio la dimensione di rottura di appartenenza al corpo sociale, di perdita della speranza di un futuro o di un nuovo progetto di vita, di frattura dei legami esistenziali che fondano la propria identità. Se le ragioni della detenzione in molti casi si motivano nella mancata messa in atto di risposte concrete ai bisogni dei detenuti, di mancata possibilità di misure alternative alla detenzione, quale potrà essere il peso di un ascolto che non sa dare risposte?

Quando a tali bisogni non vengono date risposte, il soggetto si trova in balia del proprio fallimento o ricerca meccanismi sostitutivi nel mondo sotterraneo della istituzione, disgraziatamente scuola di criminalità.

Vi sono poi perplessità legate alle modalità di funzionamento della proposta. L”istituzione di un servizio di ascolto, composto da personale di polizia penitenziaria e dell’area educativa ed integrato da appartenenti al volontariato richiede riflessioni e approfondimenti.

Quali sono in tale organizzazione le reciproche responsabilità e ruoli dei vari componenti? In merito inoltre all’acquisizione da parte del personale di conoscenze e competenze specifiche nell’ambito di idonei percorsi formativi, evidentemente vediamo con estremo favore ogni percorso formativo: pensiamo infatti, da sempre, che l’operare in carcere richieda notevoli competenze e capacità personali e collettive. Ma quali sono i contenuti di tale formazione? In quale considerazione, per esempio, sarà tenuta l’esperienza e, soprattutto, la specificità del ruolo del volontariato?

Come già espresso in precedenti comunicati, ribadiamo che per una efficace azione sul problema dei suicidi sia indispensabile anche il potenziamento dei presidi psicologici e psichiatrici, che garantiscano una presenza ed una continuità di ascolto, oltre al necessario coinvolgimento della salute mentale del territorio (che dovrebbe immediatamente allertarsi ed agire).

La generosità del volontariato non deve divenire azione suppletiva. Ne va del fondamento etico del proprio compito.

Elisabetta Laganà

Presidente CNVG - Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia