sabato, dicembre 26, 2009

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Soggetto a cura di:
Matteo Adami, Alessia Moriconi, Irene Marlia, Francesco Pera Turrini.

Prima intervista senza filtro a un ex-ospite di Casa San Francesco a Lucca.


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giovedì, dicembre 24, 2009

Altri due suicidi in carcere. Oggi si sono tolti la vita un ex assessore di un paese del Vicentino

VICENZA - Si allunga la lista di coloro che si tolgono la vita dietro le sbarre. Oggi si sono uccisi Plinio Toniolo, ex assessore di un paese del Vicentino, e Ciro Giovanni Spirito, collaboratore di giustizia rinchiuso a Rebibbia. "Sono 70 dall'inizio dell'anno" dice l'osservatorio permanente sulle morti in carcere. Poco dopo la tragica conta aumenterà con l'impiccagione di Spirito.

Toniolo aveva 55 anni, faceva l'artigiano ed era stato assessore del Comune di Nove (Vicenza). L'uomo, spiega l'Osservatorio permanente delle morti in carcere, è il quarto detenuto che muore suicida nella casa circondariale di Vicenza negli ultimi quattro anni. "Era stato arrestato domenica per un mandato di cattura europeo. Le autorità tedesche lo accusavano di fatti molti gravi: atti sessuali su minorenne - dice l'Osservatorio - Ieri, dopo l'interrogatorio di garanzia, nel quale ha cercato strenuamente di spiegare che quelle accuse erano folli, perché lui di mani addosso a bambini e bambine non ne ha mai messe né aveva mai pensato di metterle, è rientrato in cella. E si è tolto la vita. Il corpo è stato scoperto intorno alle 16.30. Le guardie penitenziarie hanno dato l'allarme al 118, ma i medici, una volta arrivati, non hanno potuto far nulla. Toniolo era già morto per soffocamento".

Ciro Giovanni Spirito si è impiccato nella sua cella in un settore del carcere di Rebibbia che ospita i collaboratori di giustizia. Secondo indiscrezioni, nei giorni scorsi, nel corso di un colloquio con la moglie, aveva appreso che la donna voleva chiedere la separazione. Spirito era un pentito di camorra. Aveva fatto parte del clan Mazzarella, era un killer. Lui stesso aveva raccontato agli inquirenti di aver fatto parte del commando che nel marzo 1996 uccise Vincenzo Rinaldi nell'ambito della guerra per il controllo dei traffici illeciti a San Giovanni a Teduccio. Era stato il primo sicario del clan a pentirsi. Era in carcere dal gennaio 2005.
Le morti in cella, sempre secondo i dati forniti dall'Osservatorio, "sono più frequenti tra i carcerati in attesa di giudizio, rispetto ai condannati, in rapporto di circa 60/40: mediamente, ogni anno in carcere muoiono 90 persone ancora da giudicare con sentenza definitiva e le statistiche degli ultimi 20 anni - conclude la nota - ci dicono che quattro su dieci sarebbero stati destinati a un'assoluzione, se fossero sopravvissuti".

La Repubblica, 23.12.2009



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lunedì, dicembre 21, 2009

Nuovo suicidio in carcere: eguagliato il record nella storia della Repubblica


Ancora una vittima nelle prigioni italiane abbandonate a se stesse.

Ristretti Orizzonti ha reso noto che Marco Toriello, 45 anni, tossicodipendente, gravemente ammalato, venerdì scorso si è ucciso impiccandosi nella sua cella del carcere di Salerno. Si tratta del sessantanovesimo recluso che si toglie la vita dall’inizio dell’anno. Viene così eguagliato il ‘record’ del 2001: il numero più alto di detenuti suicidi nella storia della Repubblica. Il totale dei detenuti morti nel 2009 sale così a 171.

Anche stavolta, come in altri casi recenti, i famigliari non credono al suicidio e vogliono che la magistratura intervenga, disponendo un’indagine. E se è vero che ogni nuova morte in carcere si presta ad alimentare sospetti e polemiche ed i parenti hanno comunque il diritto di chiedere e ottenere una verità certa, l’attenzione alla singola vicenda non deve far dimenticare che le “morti di carcere” rappresentano sempre una sconfitta per la società civile.

Negli ultimi 10 anni nelle carceri italiane sono morte 1.560 persone, di queste 558 si sono suicidate. Per la maggior parte si trattava di persone giovani, spesso con problemi di salute fisica e psichica, spesso tossicodipendenti.

Le morti nei peitenziari sono una ogni due giorni e questo è inaccettabile. I decessi sarebbero molti meno se nel carcere non fossero rinchiuse decine di migliaia di persone che, ben lontane dall’essere “criminali professionali”, provengono piuttosto da realtà di emarginazione sociale, da storie decennali di tossicodipendenza, spesso affette da malattie mentali e fisiche gravi, spesso poverissime. Oggi il carcere è affollato da cittadini che hanno commesso reati di scarsa gravità ed in attesa di giudizio e il numero elevatissimo di morti è la conseguenza diretta di provvedimenti di legge solo repressivi: negli anni 60, i suicidi in carcere erano 3 volte meno frequenti di oggi, i tentativi di suicidio addirittura 15 volte meno frequenti e non certamente perché a quell’epoca i detenuti vivessero meglio.

Oggi il 30 per cento dei detenuti è tossicodipendente, il 10 ha una malattia mentale, il 5 è sieropositivo hiv, il 60 una qualche forma di epatite, in carcere ci sono paraplegici e mutilati, a Parma c’è addirittura una sezione detentiva per ‘minorati fisici’. Le misure alternative alla detenzione vengono concesse con il contagocce: prima dell’indulto del 2006 c’erano 60mila detenuti e 50mila condannati in misura alternativa, mentre oggi ci sono 66mila detenuti e soltanto 12mila persone in misura alternativa. Più della metà dei detenuti sono in attesa di giudizio, mentre 30.500 stanno scontando una condanna: di questi quasi 10mila hanno un residuo pena inferiore a 1 anno e altri 10mila compreso tra 1 e 3 anni. Molti di loro potrebbero essere affidati ai Servizi Sociali, ma non accade.

La politica ‘forcaiola’ e propagandistica voluta dal centro destra senza risolvere alcun problema ha peggiorato la situazione e promosso l’idea che chi sbaglia debba essere rinchiuso e lasciato in carcere. In vaste aree del Paese è financo diffusa l’idea che ’si debbono buttar via le chiavi’. La civiltà giuridica, che vorebbe la pena come mezzo per recuperare i responsabili di reati in Italia è in crisi e la passività nei confronti del problema dei morti in carcere è la testimonianza ulteriore di un imbarbarimento diffuso della società nazionale.

21 dicembre 2009

l'inviato speciale.com

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