venerdì, marzo 30, 2007

Libri per il carcere cercasi. Meglio se in lingua straniera


“Nessun vascello c'è che come un libro possa portarci in contrade lontane...”
[Emily Dickinson]

Poco più di un anno fa noi, giovani dei progetti di servizio civile del Gruppo Volontari Carcere, ci rivolgemmo alle librerie, alle case editrici locali e a tutti i cittadini lucchesi per lanciare loro una sfida: raccogliere dei libri per poter migliorare la biblioteca del carcere di San Giorgio.
La nostra richiesta è stata accolta con entusiasmo da molti cittadini e quotidianamente sono arrivati nella sede dell’associazione moltissimi libri.
Tutti questi libri sono stati portati all’interno del carcere e adesso la biblioteca vanta più di 1800 volumi catalogati, 700 grazie a voi, che sono disposti nella ormai ricche librerie della casa circondariale di Lucca.
Ad oggi siamo qui per ringraziarvi per l’entusiasmo e la disponibilità con cui avete aderito alla nostra iniziativa e a chiedervi ancora un piccolo aiuto.
Vorremmo aggiungere altri libri, cercando di rispondere alle richieste dei detenuti che ci chiedono spesso di raccoglierne ancora. I testi che ci chiedono sono i più vari, ma in particolar modo cerchiamo libri moderni e di autori contemporanei. Oltre a questo, visto che le persone ”ospiti” del carcere di San Giorgio sono a grande maggioranza stranieri (più dell’ 80%), e in particolare provenienti dall’area del Magreb, vi chiediamo un ulteriore sforzo: fornirci libri in lingua straniera, spagnolo, francese e inglese e se potete, testi in lingua araba.
Quindi, se avete ancora voglia di darci una mano, potete portare i prossimi volumi presso la sede della nostra associazione (Casa San Francesco, Piazza San Francesco 19 - Lucca - tel. 349 1067623 - redazione@espressioni.info) o lasciarli alla libreria Lucca Libri in corso Garibaldi 65, che gentilmente offre i suoi spazi come ulteriore centro di raccolta.
Vi ringraziamo per l’attenzione e per tutto quello che avete fatto fino ad ora per la biblioteca del carcere e per tutti i detenuti che possono usufruirne.
E se davvero un libro può portarci in contrade lontane, allora, anche se solo con la fantasia, siamo riusciti a donare a chi si trova rinchiuso qualche attimo di libertà.

I volontari dei progetti di servizio civile

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sabato, marzo 24, 2007

Howard Paul Guidry


Riceviamo e volentieri pubblichiamo un appello diffuso dalla Coalizione Italiana contro la Pena di Morte, un’associazione apolitica e non governativa composta interamente da volontari che operano in difesa dei diritti umani. L'obiettivo è salvare una vita, quella di Howard Paul Guidry, condannato alla pena capitale in Texas.
La presidente dell'associazione Arianna Ballotta ci racconta il caso di Howard per sensibilizzare l'opinione pubblica e soprattutto per raccogliere fondi a sostegno del processo. La speranza è quella di un capovolgimento all'appello diretto. Perché sostenere questa causa? Beh, prima di tutto per la difesa dei diritti umani, bene inalienabile. E infine per la particolarità del caso, che Arianna riesce a sintetizzare in modo chiaro. Per capire provate a leggere.

L'accusa
Nel 1997 Howard Paul Guidry viene condannato a morte per l’omicidio su commissione di Farah Fratta, la moglie di un ex agente di polizia, avvenuto a Houston nel 1994. Ad ideare l'assassinio il marito della donna, Robert Fratta, anch'egli rinchiuso da anni nel braccio della morte. La coppia stava attraversando un periodo molto burrascoso ed il divorzio era imminente. Secondo l’Accusa, Robert Fratta avrebbe promesso un’auto e dei soldi ad un terzo uomo, Joseph Prystash, il quale a sua volta avrebbe materialmente incaricato dell’omicidio Howard Guidry.

Chi è Howard Paul Guidry
Howard, un ragazzo di colore originario della Louisiana, è nato il 15 aprile 1976. E’ entrato nel braccio della morte a 21 anni ed aveva 18 anni quando il crimine fu commesso.

I fatti secondo Howar
Ecco i fatti che portarono all’accusa nei suoi confronti, così come esposti dallo stesso Howard:
- il 7 marzo 1995 fui interrogato da 2 detective in merito ad un omicidio;
- venni portato in una stanzetta ed ammanettato ad una sedia di acciaio; qui i 2 detective mi sottoposero a torture fisiche e psicologiche per diverse ore;
- chiesi ripetutamente che, come previsto dalla legge, mi fosse concessa la possibilità di avere un legale presente durante l’interrogatorio, ma la mia richiesta non venne soddisfatta;
- i 2 detective approntarono una (mia) falsa confessione;
- tale confessione e una testimonianza fondata su dicerie (resa dalla fidanzata di Joseph Prystash) vennero usate per spedirmi nel braccio della morte.

Dicerie, false confessioni, nuovo processo e condanna a morte
Nel 2003, cioè 8 anni dopo, la condanna emessa nei confronti di Howard Guidry viene capovolta da un Giudice Federale, il quale - oltre a giudicare illegale la confessione ottenuta con l’inganno – dichiara inammissibile in tribunale testimonianza basata su dicerie. Questo Giudice ordina altresì allo Stato del Texas di rilasciare Howard Guidry oppure di riprocessarlo.
Lo Stato del Texas presenta appello contro la decisione del Giudice Federale, ma nel 2004 la Corte del 5° Distretto riconferma la decisione del Giudice Federale, Howard Guidry non viene rilasciato e lo Stato del Texas decide di riprocessarlo.
Il 19 febbraio 2007 inizia il nuovo processo, al termine del quale – dopo soli 3 giorni! - Howard viene nuovamente giudicato colpevole. E di recente la giuria ha emesso una nuova condanna a morte.

Assenza di prove
Non esistono prove fisiche che legano in alcun modo Howard all’omicidio. I cosiddetti “testimoni oculari” dicono di non essere certi che l’uomo visto quella sera a casa della vittima fosse Howard. Al nuovo processo, però, l’Accusa presenta 3 testimoni che sostengono che Howard abbia detto loro, dopo l’accaduto: 1) “Guidry mi ha detto di essere l’assassino”; 2) e 3) “Guidry mi ha detto di essere in attesa di una somma di denaro pari a 1000 dollari da parte di un uomo” e “Guidry mi ha dato una pistola calibro 38 usata nell’omicidio Fratta”. Questi due ultimi testimoni sono pluri-pregiudicati ed attualmente stanno scontando una condanna a rispettivamente 12 e 25 anni per rapina aggravata, mentre il primo ha ammesso di aver mentito al primo processo e di non aver MAI parlato con Howard Guidry.

E il Procuratore paga i testimoni
Il Procuratore, al termine del processo, in tribunale di fronte a diverse persone (abbiamo chiesto copia delle trascrizioni, che contiamo di avere entro un lasso ragionevole di tempo), ammette apertamente di aver “pagato” i testimoni.
A questo secondo processo tutti speravamo di ottenere finalmente giustizia, ma purtroppo non e’ andata così. Certo, non ci scoraggiamo, ma non possiamo non domandarci fino a quando lo Stato del Texas avrà intenzione di rubare anni preziosi ad un ragazzo il cui unico errore è stato quello di essersi trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato e la cui unica colpa è quella di essere povero e nero.

Un barlume di speranza
L’unica speranza di Howard è quella di un capovolgimento all’appello diretto. Siamo in contatto con gli avvocati che speriamo assumeranno la difesa e presto verrà decisa una strategia. E’ necessario anche svolgere nuove indagini investigative, e questo comporta un considerevole esborso di denaro, che Howard non ha.
C’e’ bisogno di fondi per sostenere le spese legali.
Queste le coordinate per eventuali donazioni:

CONTO CORRENTE POSTALE n. 38725800
INTESTATO A: COALIZIONE ITALIANA CONTRO LA PENA DI MORTE - C.P.39 - 80078 POZZUOLI (NA)
CAUSALE: PRO HOWARD GUIDRY (TEXAS)
Oppure Bonifico Postale:
c/c 38725800 - cab 03400 - abi 07601

Scrivere a Howard
Chi volesse (puo' scrivere ad Howard in inglese) all'indirizzo:
Mr. Howard Guidry
#999226
Polunsky Unit
3872 Fm 350 South
Livingston, TX 77351
USA

Per saperne di più
Coalizione Italiana contro la Pena di Morte
Sul caso di Howard Guidry
di Kenneth Williams, ex avvocato di Howard Guidry

Death row prisoner Howard Guidry
di Gloria Rubac


Per scrivere a Arianna Ballotta: arianna@linknet.it

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giovedì, marzo 22, 2007

Spari alle spalle dei più giovani


di Vincenzo Andraous

In questi giorni i legislatori si incontrano per varare un nuovo disegno di legge, il tentativo in atto è quello di riformare la legge Fini-Giovanardi ereditata dal governo precedente.
Da molti mesi rimbombano nelle orecchie autocelebrazioni e autoreferenzialità, pilotate da ideologie cadute in disuso, tarlate dalle storie personali di tanti uomini devastati e a volte “terminati” dalle sostanze.
Si fa strada il messaggio che la droga sia un bene di consumo normale, a tal punto da pensare che assumere stupefacenti sia un passatempo accettabile, tutto all’interno di un’accezione diventata normalità.
Accapigliarsi tra un incompreso uso e abuso ed una ipotetica riduzione del danno, serve solamente a tentare di spostare l’asse di un coordinamento sociale in fibrillazione, dimenticando che a mezzo ci stanno le persone, i vissuti devastati e devastanti di uomini piegati, peggio scomparsi.
Pezzi di vita immatura ammucchiata addosso a giovanissimi inconsapevoli del cappio al collo, costruito da una diseducazione che è prettamente genitoriale, e poi professorale, a tal punto da divenire cultura della fatica non eccessiva, della responsabilità che è sempre altrui, del male minore, sempre che ciò accada un passo, meglio due, più in là della nostra dimora illusoriamente intoccabile.
Non esistono altisonanti carichi scientifici, titoli, e ruoli ben definiti, che possono allontanare dalla consueta morte che attende alla curva dei rischi estremi, non esiste un Dio altro, altero e severo, che può elargire comandi salvifici, non ci possono essere davvero titubanze, su questo argomento, non sopravvive alcuna speculazione filosofica.
Non è possibile entrare in una scuola e leggere negli sguardi dei ragazzi l’inquietudine della colpa, anestetizzata dallo scampato pericolo, perché stamattina il coma etilico è toccato a un altro.
Non è possibile incontrare quel giovane in una comunità, ridotto a un ammasso di niente, sotto vuoto spinto, e con la pazienza della speranza accoglierlo, accompagnarlo, in un percorso di ricostruzione e di riconciliazione, ciò attraverso l’esperienza dei fallimenti non certamente delle parole dette in fretta per non dire niente.
A una Giustizia giusta non appartiene la sanzione punitiva nei riguardi di una tossicodipendenza che annienta dignità e capacità di amare, aiutare non può significare incarcerare né mutilare ulteriormente la personalità più fragile.
Chi scrive non è maestro né educatore, neppure possiede grandi consigli da donare, o intuizioni geniali per arginare questo sgretolamento sociale, di certo però non riesco a pensare una droga compatibile, o collettivamente tollerabile, forse è necessario più semplicemente non tacere, non avere timori ad andare controtendenza, impattando senza indugio le icone della trasgressione, in forza delle tragedie che ci portiamo addosso, memoria indelebile per smetterla di sparare alle spalle dei più giovani.

[dal di dentro]

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mercoledì, marzo 21, 2007

Per una giustizia "senza spada"


Sabato 24 marzo 2007 (ore 15-18) presso la Casa San Francesco di Lucca ( p.zza S. Francesco, 19) si terrà un incontro aperto a tutte le realtà che aderiscono alla Conferenza Regionale del Volontariato della Giustizia dal titolo: "Nuovi modelli di giustizia, per una 'giustizia senza spada'. Mediazione penale e giustizia riparativa."
L'appuntamento rappresenterà l’occasione, partendo dalle esperienze che il Gruppo Volontari Carcere ha avviato a Lucca (progetto di sensibilizzazione del territorio “I. C.A.R.E.”, progetto di formazione “Nonsolosbarre”, Seminario sul tema della giustizia riparativa “Volontari? Vale la pena.”) di approfondire i temi della mediazione penale e della giustizia riparativa e di discutere su quali scenari si possono aprire in questa direzione a partire dall’esperienza delle nostre realtà toscane.
Per informazioni m.andreoni@espressioni.info

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Lettere dal carcere


Cari amici e simpatizzanti del Gruppo Volontari Carcere, cari tutti.
Stavolta vi scriviamo non per informarvi su qualche news o qualche convegno che abbiamo organizzato, ma per un progetto che vorremmo far partire e per una proposta operativa che può riguardare ognuno di voi, qualora abbiate tempo e voglia di partecipare.
Assieme al gruppo dei giovani volontari dei progetti di servizio civile ci siamo da tempo interrogati su come riuscire a dare maggiore voce a chi è al di là delle sbarre, utilizzando anzitutto strumenti che abbiamo già a disposizione, come quello del giornalino Espressioni, al quale nell'ultimo triennio siamo riusciti a dare una cadenza almeno annuale.
Ma vorremmo e potremmo fare di più, sia per dare maggiore spazio a chi di fatto voce non ha, sia per aumentare la periodicità del giornalino.
Abbiamo chiesto suggerimenti e indicazioni a chi da più tempo di noi si occupa di queste cose ed è nata questa idea: perché non costruire un gruppo di persone disponibili a formare una fitta rete di corrispondenza con persone detenute nel carcere di Lucca? Questo con la duplice finalità di fare in modo che ci siano più rapporti, anche se solo epistolari, tra dentro e fuori, e poi per avere materiale da pubblicare sul giornalino. Altrove, ovvero in altri carceri e in altre città, sta funzionando da anni.
Abbiamo già fatto la proposta a diversi detenuti e molti hanno accettato di partecipare. E voi che ne dite? L'idea sarebbe sinteticamente questa: noi forniamo dei nominativi iniziali a chi è disponibile a scrivere, a rompere il ghiaccio, costituiamo una sorta di fermo posta presso l'associazione dove ognuno di voi potrà ritirare periodicamente la posta Poi ci troveremmo ogni tanto come gruppo di lavoro per discutere sui temi emersi, sull'impostazione del giornalino e su qualunque altra idea o proposta.
L'impegno, anche per chi di voi è già carico di attività lavorative, di studio e familiari, è veramente minimo. E la cosa potrebbe avere sviluppi interessanti.

Allora pensateci un attimo e se l'idea vi piace venite mercoledì 21 marzo, primo giorno di primavera, alle ore 21.00 presso la sede dell'associazione in Piazza San Francesco al n. 19 (Lucca) per una breve riunione operativa, per fornire maggiori dettagli e rispondere alle vostre domande. Ci sono già adesioni, non fate mancare anche la vostra.

Massimiliano Andreoni
[dal di fuori]

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