Di fronte al male quale risposta

di Maddalena Battistini
Mercoledì 14 febbraio abbiamo avuto la fortuna di incontrare sulla nostra strada, Fra’ Beppe Prioli, un frate francescano che da ben 40 anni opera all’interno della realtà carceraria.
Frate Beppe e Luisa Prodi, responsabile del SEAC regionale e i ragazzi dell’associazione Controluce di Pisa, sono arrivati alla Casa san Francesco alle ore 12 e il primo scambio tra noi e loro è avvenuto attraverso la condivisione di un immenso vassoio di cous cous che i ragazzi della casa San Francesco avevano cucinato per l’occasione, svegliandosi straordinariamente molto presto e sentendosi responsabili della buona riuscita di un piatto tipico della loro terra.
Alcuni dei ragazzi della Casa San Francesco ricordavano di aver incontrato Frate Beppe quando erano ancora in carcere; qualcuno di loro aveva anche una sua foto con tanto di dedica.
Tra un boccone e l’altro, anche se di fretta, ci siamo conosciuti, ci siamo raccontati, siamo rimasti entusiasti gli uni degli altri e ci siamo preparati all’incontro che alle 15 avremmo avuto nel carcere San Giorgio di Lucca.
All’incontro in carcere, oltre a noi Gruppo Volontari Carcere e ad Agnese Garibaldi hanno partecipato anche l’assessore al volontariato e alla cooperazione Valentina Cesaretti, l’assessore alle politiche sociali Mario Regoli, il Direttore del carcere Umberto Verde e il cappellano Don Enzo Tambellini.
Inizialmente la partecipazione all’incontro da parte dei detenuti sembrava modesta (data anche la scarsa pubblicità fatta all’avvenimento da parte del carcere); poi piano piano si è raggiunto un buon numero di persone e abbiamo potuto iniziare.
Frate Beppe si è presentato ai ragazzi ed ha raccontato loro la sua esperienza: i molti colloqui avuti con gli ergastolani di alcune carceri, (i fratelli lupi), le giornate trascorse con alcuni detenuti in semilibertà ospitati nel suo convento e i campi estivi che ha fatto con i giovani all’interno del carcere, esperienze significative che hanno cercato di avvicinare “il fuori al dentro”, i giovani alle persone che hanno avuto, o hanno ancora esperienza di detenzione.
Ha raccontato ai ragazzi di San Giorgio che il primo passo per cambiare vita consiste nel capire se davvero si è disposti a farlo. Essere pronti significa capire quali sono stati gli errori commessi nel passato e modificare il proprio comportamento in direzione di nuovi obiettivi da perseguire durante la propria esistenza.
L’attenzione da parte di tutti è stata molto alta. Qualcuno ha obiettato che per reinserirsi nel tessuto sociale e mettersi in gioco per cambiare sono necessarie alcune condizioni, che spesso proprio la società ti nega: il lavoro innanzitutto.
“Quando esci dal carcere e provi a trovare un lavoro, la maggior parte dei datori di lavoro non ti assume proprio perché sei stato in carcere” ha commentato uno dei ragazzi detenuti. “Allora come si fa a reagire, a cambiare?”
Un altro ragazzo, extracomunitario ci ha raccontato che la sua vita da quando è arrivato in Italia è stata caratterizzata da un continuo vai e vieni dal carcere. “Ma senza permesso di soggiorno non è possibile lavorare e io dovrò pur mangiare, a me, fuori dal carcere non mi ha mai aiutato nessuno!” spiega ancora.
Ci troviamo imbarazzati e spaesati di fronte alle richieste di molti dei detenuti.
Frate Beppe e Don Enzo si appellano ad una maggiore attenzione da parte della Chiesa al reinserimento dei detenuti, ma servono soprattutto politiche adeguate da parte delle istituzioni.
L’assessore Valentina Cesaretti propone un nuovo incontro in carcere volto all’ascolto delle richieste di tutte le persone detenute in carcere a Lucca, per far sì che per davvero le loro esigenze siano, almeno per una volta ascoltate.
Sono passate ben due ore e il tempo è volato via. Ognuno, dal suo punto di vista, si ritiene soddisfatto e arricchito dallo scambio di esperienze avvenuto in questa giornata.
Adesso viene la parte più difficile: far sì che tutto ciò che è stato detto oggi non sia soltanto una piccola goccia nell’oceano ma possa, anche se lentamente, cercare di dare risposte alle tante domande di chi, almeno per una volta ha potuto raccontare di sé, della propria esperienza e delle proprie esigenze e far sì che tutti possano intraprendere una strada diversa, se lo desiderano.
Frate Beppe e Luisa Prodi, responsabile del SEAC regionale e i ragazzi dell’associazione Controluce di Pisa, sono arrivati alla Casa san Francesco alle ore 12 e il primo scambio tra noi e loro è avvenuto attraverso la condivisione di un immenso vassoio di cous cous che i ragazzi della casa San Francesco avevano cucinato per l’occasione, svegliandosi straordinariamente molto presto e sentendosi responsabili della buona riuscita di un piatto tipico della loro terra.
Alcuni dei ragazzi della Casa San Francesco ricordavano di aver incontrato Frate Beppe quando erano ancora in carcere; qualcuno di loro aveva anche una sua foto con tanto di dedica.
Tra un boccone e l’altro, anche se di fretta, ci siamo conosciuti, ci siamo raccontati, siamo rimasti entusiasti gli uni degli altri e ci siamo preparati all’incontro che alle 15 avremmo avuto nel carcere San Giorgio di Lucca.
All’incontro in carcere, oltre a noi Gruppo Volontari Carcere e ad Agnese Garibaldi hanno partecipato anche l’assessore al volontariato e alla cooperazione Valentina Cesaretti, l’assessore alle politiche sociali Mario Regoli, il Direttore del carcere Umberto Verde e il cappellano Don Enzo Tambellini.
Inizialmente la partecipazione all’incontro da parte dei detenuti sembrava modesta (data anche la scarsa pubblicità fatta all’avvenimento da parte del carcere); poi piano piano si è raggiunto un buon numero di persone e abbiamo potuto iniziare.
Frate Beppe si è presentato ai ragazzi ed ha raccontato loro la sua esperienza: i molti colloqui avuti con gli ergastolani di alcune carceri, (i fratelli lupi), le giornate trascorse con alcuni detenuti in semilibertà ospitati nel suo convento e i campi estivi che ha fatto con i giovani all’interno del carcere, esperienze significative che hanno cercato di avvicinare “il fuori al dentro”, i giovani alle persone che hanno avuto, o hanno ancora esperienza di detenzione.
Ha raccontato ai ragazzi di San Giorgio che il primo passo per cambiare vita consiste nel capire se davvero si è disposti a farlo. Essere pronti significa capire quali sono stati gli errori commessi nel passato e modificare il proprio comportamento in direzione di nuovi obiettivi da perseguire durante la propria esistenza.
L’attenzione da parte di tutti è stata molto alta. Qualcuno ha obiettato che per reinserirsi nel tessuto sociale e mettersi in gioco per cambiare sono necessarie alcune condizioni, che spesso proprio la società ti nega: il lavoro innanzitutto.
“Quando esci dal carcere e provi a trovare un lavoro, la maggior parte dei datori di lavoro non ti assume proprio perché sei stato in carcere” ha commentato uno dei ragazzi detenuti. “Allora come si fa a reagire, a cambiare?”
Un altro ragazzo, extracomunitario ci ha raccontato che la sua vita da quando è arrivato in Italia è stata caratterizzata da un continuo vai e vieni dal carcere. “Ma senza permesso di soggiorno non è possibile lavorare e io dovrò pur mangiare, a me, fuori dal carcere non mi ha mai aiutato nessuno!” spiega ancora.
Ci troviamo imbarazzati e spaesati di fronte alle richieste di molti dei detenuti.
Frate Beppe e Don Enzo si appellano ad una maggiore attenzione da parte della Chiesa al reinserimento dei detenuti, ma servono soprattutto politiche adeguate da parte delle istituzioni.
L’assessore Valentina Cesaretti propone un nuovo incontro in carcere volto all’ascolto delle richieste di tutte le persone detenute in carcere a Lucca, per far sì che per davvero le loro esigenze siano, almeno per una volta ascoltate.
Sono passate ben due ore e il tempo è volato via. Ognuno, dal suo punto di vista, si ritiene soddisfatto e arricchito dallo scambio di esperienze avvenuto in questa giornata.
Adesso viene la parte più difficile: far sì che tutto ciò che è stato detto oggi non sia soltanto una piccola goccia nell’oceano ma possa, anche se lentamente, cercare di dare risposte alle tante domande di chi, almeno per una volta ha potuto raccontare di sé, della propria esperienza e delle proprie esigenze e far sì che tutti possano intraprendere una strada diversa, se lo desiderano.
[dal di fuori]

Questo incontro è stato realizzato nell'ambito di un progetto specifico promosso dal SEAC (Coordinamento Enti e Associazioni di Volontariato Penitenziario) della Regione Toscana insieme alle associazioni Controluce di Pisa e Gruppo Volontari Carcere di Lucca. Contestualizzazione dal progetto: "Il carcere si è trasformato negli ultimi anni da luogo di pena a ammortizzatore di problemi sociali. Alcune delle emergenze che più mettono alla prova il tessuto sociale, quali l'immigrazione e la tossicodipendenza, hanno visto un incremento della risposta penale anziché un impegno in termini di welfare. Il SEAC, organizzazione nazionale nata nel 1967 per coordinare i gruppi di volontariato penitenziario di ispirazione cristiana, vuole promuovere una iniziativa che affermi con forza la possibilità di una logica diversa da quella meramente punitiva. Occorre ridare vita al principio costituzionale della pena volta anche alla rieducazione e al reinserimento del detenuto nel tessuto sociale. L'iniziativa consiste in due giornate, probabilmente giovedì 8 e venerdì 9 febbraio 2007, dedicate alla riflessione su questo tema in vari ambiti. Destinatari sono detenuti, studenti di scuola superiore e cittadini interessati. In queste due giornate è prevista la presenza alle varie iniziative di Fra Beppe Prioli, francescano di Verona, che ha dedicato la sua vita e il suo ministero ai carcerati. Le iniziative riguardano le realtà di Pisa e Lucca. Nel mese di gennaio vengono distribuite alcune copie del libro "Liberato dai lupi", un libro di storie di detenzione e di vita che Fra Beppe ha voluto fissare sulla carta, a detenuti degli Istituti Penitenziari di Pisa e Lucca e a studenti di scuola superiore delle stesse città. Nei giorni della manifestazione Fra Beppe presenzia ad incontri con i detenuti nelle carceri e ad incontri con gli studenti. Si prevede che partecipino a queste iniziative anche altre persone legate alla amministrazione della giustizia (un giudice, il familiare di un recluso, un ex detenuto...). Si organizza un incontro serale rivolto a tutta la cittadinanza interessata, in cui fra Beppe e altre voci riflettono sul tema della giustizia. [...] Questa iniziativa vuole offrire un'opportunità di riflessione sulla realtà della pena come risposta al reato rivolta sia a persone recluse, sia a persone che fanno parte del tessuto sociale, in particolare a giovani in fase formativa. E' una riflessione che parte dalla lettura e dal commento di un libro, fatte in parallelo nella scuola e nel carcere, e che ha il suo momento più significativo nell'incontro con fra Beppe Prioli. Ci si aspetta che questo possa favorire una crescita di consapevolezza sulla propria situazione e sulle proprie convinzioni di fondo sia da parte degli studenti che dei detenuti."

Questo incontro è stato realizzato nell'ambito di un progetto specifico promosso dal SEAC (Coordinamento Enti e Associazioni di Volontariato Penitenziario) della Regione Toscana insieme alle associazioni Controluce di Pisa e Gruppo Volontari Carcere di Lucca. Contestualizzazione dal progetto: "Il carcere si è trasformato negli ultimi anni da luogo di pena a ammortizzatore di problemi sociali. Alcune delle emergenze che più mettono alla prova il tessuto sociale, quali l'immigrazione e la tossicodipendenza, hanno visto un incremento della risposta penale anziché un impegno in termini di welfare. Il SEAC, organizzazione nazionale nata nel 1967 per coordinare i gruppi di volontariato penitenziario di ispirazione cristiana, vuole promuovere una iniziativa che affermi con forza la possibilità di una logica diversa da quella meramente punitiva. Occorre ridare vita al principio costituzionale della pena volta anche alla rieducazione e al reinserimento del detenuto nel tessuto sociale. L'iniziativa consiste in due giornate, probabilmente giovedì 8 e venerdì 9 febbraio 2007, dedicate alla riflessione su questo tema in vari ambiti. Destinatari sono detenuti, studenti di scuola superiore e cittadini interessati. In queste due giornate è prevista la presenza alle varie iniziative di Fra Beppe Prioli, francescano di Verona, che ha dedicato la sua vita e il suo ministero ai carcerati. Le iniziative riguardano le realtà di Pisa e Lucca. Nel mese di gennaio vengono distribuite alcune copie del libro "Liberato dai lupi", un libro di storie di detenzione e di vita che Fra Beppe ha voluto fissare sulla carta, a detenuti degli Istituti Penitenziari di Pisa e Lucca e a studenti di scuola superiore delle stesse città. Nei giorni della manifestazione Fra Beppe presenzia ad incontri con i detenuti nelle carceri e ad incontri con gli studenti. Si prevede che partecipino a queste iniziative anche altre persone legate alla amministrazione della giustizia (un giudice, il familiare di un recluso, un ex detenuto...). Si organizza un incontro serale rivolto a tutta la cittadinanza interessata, in cui fra Beppe e altre voci riflettono sul tema della giustizia. [...] Questa iniziativa vuole offrire un'opportunità di riflessione sulla realtà della pena come risposta al reato rivolta sia a persone recluse, sia a persone che fanno parte del tessuto sociale, in particolare a giovani in fase formativa. E' una riflessione che parte dalla lettura e dal commento di un libro, fatte in parallelo nella scuola e nel carcere, e che ha il suo momento più significativo nell'incontro con fra Beppe Prioli. Ci si aspetta che questo possa favorire una crescita di consapevolezza sulla propria situazione e sulle proprie convinzioni di fondo sia da parte degli studenti che dei detenuti."
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