mercoledì, ottobre 25, 2006

Si è aperta una porta

Il giorno 24 ottobre 2006, la casa San Francesco ha aperto le porte alle scuole di Lucca e l’intento formativo della mattinata ha evidenziato un forte interesse da parte dei ragazzi che con partecipazione hanno aperto una finestra su un mondo a molti sconosciuto.
Sono arrivati circa 100 ragazzi delle scuole medie superiori: il liceo scientifico Vallisneri, l’istituto professionale Pertini, l’ITGC Campedelli, ed hanno trascorso alcune ore insieme cercando di incontrare e conoscere gli ospiti che vivono nella casa e le attività svolte dal gruppo volontari carcere.
I ragazzi hanno ascoltato le testimonianze di chi ha vissuto in prima persona il carcere, hanno ascoltato i loro silenzi e accolto i loro sguardi; hanno sperimentato attraverso una simulazione la sensazione di stare rinchiusi in una cella, hanno condiviso pensieri ed emozioni.
C’è stato un contatto umano molto forte con una realtà particolare, spesso considerata un tabù.
C’è stata curiosità, desiderio di capire, a volte un pizzico di imbarazzo, ma proprio questo insieme di aspetti ha reso la mattinata altamente significativa.
Il nostro obiettivo, come Gruppo volontari carcere, era quello di creare un‘opportunità unica, di avere un incontro autentico tra i giovani delle scuole e gli ex detenuti della casa, di sensibilizzare i ragazzi catapultandoli in questa realtà, provando ad andare al di là della semplice apparenza, superando quel muro che divide per creare qualcosa che unisce.
Con un sospiro di sollievo possiamo dire che, anche se piccolo, il primo passo è stato fatto.
Ieri infatti siamo riusciti a creare una nuova rete di unione e con la speranza di avere altre occasioni, siamo certi che questi incontri non sono poi così diversi dagli incontri che ogni uomo ha tutti giorni, perché ognuno di noi è diverso dall’altro, sempre!

Proporremo a breve le esperienze che i ragazzi ex detenuti hanno condiviso con le scuole e le emozioni che gli studenti hanno provato quando sono stati, anche se per pochi minuti, rinchiusi in una finta cella.
Lo spazio si è drasticamente trasformato,
non c’è aria,
non c’è luce,
non riesco nemmeno ad immaginare uno spazio “altro”.
Siamo un ammasso di corpi che non vogliono stare insieme, ma siamo qua.
Dobbiamo stare qua.
Manca il respiro,
riesco soltanto a concentrarmi sulle voci che sento in lontananza,
fuori.
Al di là di queste mura la vita continua
…ma non per me.
E così mi sento a disagio, con una condivisione con gli altri non scelta,
forzata.
Impotente di fronte a ciò che accade fuori,
sola anche se in compagnia.
Il mio corpo non ha spazio per esprimersi e il senso di imposizione che mi danno queste 4 mura mi isolano,
lontano dal mondo.
Non c’è spazio per muoversi,
non c’è modo di vivere liberamente la mia fisicità, senza incontrarmi con gli altri.
Non si tratta di incontro con gli altri,
ma di scontro;
gli spazi vitali per essere liberi sono negati.
La mia persona non è capace di venire fuori in tutta la sua interezza.
Senso di oppressione,
voglia di spaccare tutto,
paura.
Rabbia,
apnea,
continuo a guardare quella fessura e vorrei abbatterla a testate.
Entri e non sai quando esci,
non conosci chi ti sta accanto.
Luce poca,
freddo.
Perché sono qui?
Suona il campanello ed io non posso andare ad aprire.
Sento dei passi e non vedo chi è,
non conosco.
Come passo i miei giorni?
Il reato che ho commesso è restare dentro.
Vedo che i compagni di cella escono ed io rimango a scontare,
non rido.
Paura,
angoscia,
insicurezza,
vulnerabilità,
vuoto,
buio.
Mi sento a disagio, il mio morale è a terra.
Sono rinchiuso.
Paura.

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mercoledì, ottobre 18, 2006

I nostri primi 15 anni

Proseguono le manifestazioni organizzate dal Gruppo Volontari Carcere di Lucca e promosse da molti enti pubblici e privati tra i quali la Provincia ed il Comune di Lucca, il Cesvot, ecc., in occasione del 15 anni di apertura della Casa di accoglienza per detenuti ed ex-detenuti - Casa San Francesco.
La mattina del 24 ottobre dalle ore 8 alle ore 13 la casa sarà aperta agli studenti delle scuole superiori della Provincia che vorranno visitarla e che potranno così incontrare e confrontarsi sia con alcune persone che hanno fatto l'esperienza della detenzione, sia con i giovani volontari dei progetti di servizio civile volontario, che proporranno agli studenti alcune attività per stimolare un confronto sui temi del carcere e della pena. In particolare sarà proposto un percorso didattico-esperienziale per conoscere più da vicino un mondo che sembra fuori dalla vita di ognuno, ma che forse così non è, e per favorire un cammino di integrazione con le persone che lo hanno attraversato. Alla mattinata parteciperanno anche gli Assessori per le Politiche Sociali Mario Regoli e per la Pubblica Istruzione Silvano Simonetti, oltre che gli insegnanti di alcune scuole superiori della provincia di Lucca che assieme ai partecipanti affronteranno il tema: "Carcere e Scuola: come affrontare i temi della pena e della detenzione nel corso dei programmi scolastici? Esperienze e prospettive".
Già diverse scuole della città hanno aderito oltre all'ITCG “L. Campedelli” di Castelnuovo Garfagnana, con il quale nell'anno 2005-2006 si è sperimentata una modalità di approccio alle questioni della pena e del carcere che ha dato risultati molto positivi e che l’associazione spera di replicare anche con altre scuole.
Come conclusione degli eventi proposti ai giovani ci sarà poi un concerto giovedì 26 ottobre a partire dalle ore 20.45 presso il Foro Boario.
"Musica in Movimento - Dal Di Fuori Dal Di Dentro" è il titolo della serata musicale che vedrà esibirsi sul palco band lucchesi come gli Apeiron, i Me Too e i Fojonco, alternandosi ai racconti di testimoni privilegiati del mondo del carcere e del volontariato.
L'invito a non mancare è rivolto a tutti i giovani della Provincia.

Approfondimenti nella pagina EVENTI >>>

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martedì, ottobre 17, 2006

Nuovo carcere Paradiso

16 luglio.
E’ la sera dei miracoli nei vicoli del mio cuore si agita il ricordo di compleanni, come sogni spazzati via dagli eventi, mentre adesso ogni giorno è una scommessa con me stesso, un lancio di dadi sui tavoli verdi della speranza. Quanta distanza tra me e il ricordo, tra me e le stelle una canzone si domanda che sintomi ha la felicità ed io vorrei rispondere che la stessa, si deve vivere per divenire tale. Un’altra mi ricorda da sempre il mio miraggio anche se non è nata in maggio, il mio cuore è come lei, un fiore, su di uno scoglio dove c’è sempre il sole ed io allora ero più saggio, ma dentro al terzo raggio è sempre tempo di festeggiare il suo carnevale a ritmo di samba. La Luna si specchia dentro ai miei occhi, ho qualcosa dentro al cuore, che mistero recepire il vento caldo che respiro e da qui dopo il ponte cambia il mondo e il mio sguardo raggiunge la pianura, scavalca le colline e si adagia sul punto esatto e poi si spegne. Questo fiume lentamente è il mio presente e vorrei cantare in silenzio una canzone, con chi verrà dopo di lei sento di nuovo un dolce sospiro acerbo, che accompagna le mie giornate. Da qui ancora la Luna, ma vorrei che fosse marte per vederla ancora una volta raccogliere i capelli tra le mani, quando il caldo le scompone il viso ed io ringrazio senza scorta davanti al suo timido eterno sorriso. Mondi opposti ci legano mentre espressioni significative nell’aria si elevano e percependole a volte restano in noi, poi nascoste dall’apparenza sguardi si cercano e incontrandosi si quietano. Mani che non possono ancora sfiorarsi,ma con il pensiero sono già sui nostri visi e a volte un sorriso aprendosi rompe l’equilibrio. In questa sera interno notte, si spengono gli anni miei, mentre chiudo gli occhi per rivivere la nostalgia di una compagna di prigionia, che beatamente non ricorda più il mio nome, ma ancora occhi grigi di nuvole ricordano il mio passaggio verso di lei. E’ la sera dei miracoli nei vicoli del mio cuore e allora clicco sui ricordi, i quali si accendono dall’infinito in questo chiaroscuro e nella penombra immagino un valzer in via col vento. Quello che mi resta di questo tempo di follia è il desiderio di seguire la scia di una vita vera, mentre con l’ansia di un bambino aspetto almeno un biglietto di auguri. Adesso tra le mani una manciata di fotografie, nelle quali sono sorridente all’evento, nell’incontro con il tempo, proiettato verso un futuro che mi vede rincorrerla alla stazione della mia malinconia. C’è un cenno di tristezza nel dire che vorrei aprire il cancello di casa mia per sapere chi ha lasciato velato, nello specchio, traccia di rossetto forse un po’ sbiadito o un po’ di polvere in un cassetto ndel mio cuore. E sul ciglio di questo burrone incontro la mano di mia madre, mentre perde la mia in questa corsa contro i capelli bianchi … tienimi con te come quand’ero bambino e il giorno sembrava eterno tra le dune del tuo seno, la ninna nanna della sera sorvolava il mistero dell’uomo nero. Le luci in un gioco di ombre più consistenti si spengono tra un respiro e uno conseguente, come candeline vengono risucchiate dall’alone della notte. Il suo passo deciso che immagino esista rivive come una danza, tra salti ancorati a stelle che dall’infinito pulsando mi sorridono. Il mio sguardo fuggente la segue con la stessa intensità di una mamma nell’abbracciare il proprio bambino. Il suo mondo intorno a me si espande, raggiungendo la consapevolezza da parte mia che non mi potrà mai appartenere … chiudo gli occhi ed è un attimo passare dalla felicità all’esatto contrario. E’ un attimo immaginare il mare e il delinearsi dell’impeto delle onde che poi mi arrivano spumeggianti a fine corsa. Il mio pensiero è come un caleidoscopio, muta di forma all’impercettibile mutazione del presente o all’evolversi della proiezione di quello che mi piacerebbe avvenisse. Sale da lontano l’eco, l’avvicinare di un treno a cui affido la malinconia di questa notte che tarda a spengersi o forse è solo la felicità che tarda a venire, in questo scambio continuo di binari che è la vita. C’è in alto nel cielo una via, che si vede quando il viso assume l’espressione del candore di una emozione, nell’osservare la distanza tra la realtà e la speranza. Adesso attraverso il pensiero siamo a fianco a fianco e allora lasciami il codice di accesso del tuo cuore e quello della tua gioventù, in un tempo che qui non c’è più. Chiunque tu sia, troverai carta e penna per raccontare in questi quattro passi di eterno o di solitudine, che ci vedono allineati insieme illuminati, a volte da ricordo di un faro, di quando ancora si credeva all’eternità del pensiero. Penso che sia stupendo restare immersi nel buio ad assecondare questa mia litania e forse un giorno scopriremo che non ci siamo mai perduti, se il nostro dialogo oltre che a non conoscere confini, lo sapremo rispettare o meglio idealizzare. E’ tempo di vacanze e per questo non scordarti di mettere in valigia il mio ricordo e non lamentarti se poi non si chiude.

LEGGI IL RACCONTO COMPLETO >>>

[Daniele Golinelli]
dal di dentro

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martedì, ottobre 10, 2006

Il Gabbiano Jonathan Livingston


Il tema del volo. Un argomento difficile da trattare. Lo hanno fatto in tanti parlando di fisica, meccanica, meteorologia, statistica. Ne ha parlato la scienza. Sono stati scritti libri, poemi, canzoni, liriche. Ne hanno parlato anche i poeti. In pochi però si sono fermati a riflettere sullo spazio che c'è all'interno. Dentro uno spazio chiuso, sacrificato. Dentro un idioma, dentro l'esclusione, dentro il dolore, dentro l'anima, dentro il rancore, dentro il rimorso, dentro la speranza. Dentro il carcere. Quello spazio di privazione non limita le capacità, ma certamente fa venire meno la socializzazione. Uno strappo forzato dal tessuto sociale che prescinde dalla pena.
Assume dunque nuovi significati la presenza sul palco del Teatro di Ponte a Moriano (fuori dal carcere) di un gruppo teatrale (nato in carcere). E' stato un succeso. Reale, non formale. Pubblico numeroso, platea esaurita, nessuna sbavatura sul palco e diffuso senso d'insieme. Ragazzi e ragazze del servizio civile, bambini ed ex detenuti si sono tenuti per mano. Prima, durante e dopo. Hanno lavorato sodo, hanno creduto nel progetto, sono stati scossi da cariche adrenaliniche mangiandosi la paura. Come un vuoto d'aria: la corrente discensionale li ha prima trascinanti veloci verso il basso. C'è la paura di volare, ma non il pericolo. Le ali sono robuste, i passi rapidi. C'è giusto il tempo di percepire quel vago senso di vertigine che è già arrivato il momento di ringraziare accenando un inchino al pubblico che prima era in ombra. Luci sul palco, luci in platea. Qualche gradino più su ci sono gli attori, più in basso gli spettatori.
Con gli applausi si lascia temporaneamente alle spalle il vuoto d'aria. E' il momento di abbattere il dislivello. E come una liberazione Laura, Igor, Florin, Giada, Alessia, Luigi, Leonardo, Samuele, Elisa, Ciro e Pietro sono scesi in platea. Sono loro a raggiungerci. Siamo noi ad allungare le mani per cercare il contatto. Un abbraccio, una stretta di mano, una pacca sulla spalla, sorrisi leggeri e un'intima speranza: allungare il passo, rafforzandolo.
[gittì]
dal di fuori


Con queste parole Massimiliano Andreoni ha presentato lo spettacolo del 6 ottobre 2006 al teatro di Ponte a Moriano, a Lucca:

«Il Gruppo Teatrale "San Giorgio Tra le Mura" nasce quasi tre anni fa tra le stanze della Casa Circondariale di Lucca. Proprio in quel periodo la voglia di fare qualcosa di diverso nelle lunghe ore di inattività spinge qualcuno a proporre l’idea: "perché non tentare anche a Lucca la via del teatro che già in molti istituti da anni ha preso piede?" Si inizia un po’ in sordina nell’inverno 2003-2004 e la prima rappresentazione è il “Moby Dick”, con un gruppo di attori coinvolti con entusiasmo dal nostro regista in erba. Visto il successo della prima prova l’avventura continua e per la prima volta nel gruppo entrano a far parte anche persone dall’esterno, in particolare due giovani volontarie di un progetto di servizio civile. Il gruppo si amplia e si trasforma anche in ragione delle uscite e delle (purtroppo) nuove entrate al San Giorgio. Nell’autunno del 2004 è la volta de “Il cavaliere inesistente”, collocato anche all’interno delle manifestazioni del Settembre Lucchese e nella primavera successiva viene messo in scena “Il Piccolo Principe”, che per la prima volta vede la sala teatro della Casa Circondariale completamente gremita ed è collocato nel programma del 2° Forum della Solidarietà Lucchese nel Mondo. Nell’autunno dello scorso anno è la volta del "Macbeth". A quel punto l’avventura sembra essere arrivata ad un punto di svolta: portare il Gruppo Teatrale all’esterno. Ci speriamo: per settimane, mesi. Chi ha responsabilità ce lo lascia intravedere. Siamo a febbraio di quest’anno. Sfortunatamente, il responso finale è inesorabile: "No, non si può". E’ un duro colpo per il gruppo di attori ed attrici, che però non demordono e preparano a primavera la rappresentazione de “Il Gabbiano Jonathan Livingston”, purtroppo ancora all’interno, ma con grosso successo di pubblico e la trasmissione sulla televisione digitale cittadina. Ed ora eccoci qua. Quel che non poté la penna di un giudice è stato possibile grazie all’indulto; sì, il tanto chiacchierato e vituperato indulto, che ha liberato uomini ed energie. Molti se ne sono andati per la loro strada, che speriamo piena di altri successi, qualcuno è rimasto, ed eccoci alla prova del fuoco, quella di un palco libero, libero come i gabbiani che vedrete stasera, di attori e spettatori non più divisi, di un pubblico incuriosito da questa nuova esperienza. Il Gruppo ha dovuto chiaramente trasformarsi: è sempre stato una Babele di lingue, culture, dialetti, adesso comprende al suo interno persone che provengono da molteplici strade e tutte diverse, come l’esperienza del carcere, giovani dei progetti di servizio civile, ed alcuni bambini, in una contaminazione di trame, esperienze, sensibilità, emozioni che hanno trasformato la compagnia in una miscellanea di energie. Stasera speriamo di percepire anche le vostre. Come ci insegna Jonathan anche noi abbiamo cercato di superare limiti e limitazioni e numerose difficoltà, visto che il palco non è il nostro habitat, e con gioia stasera vogliamo condividere con voi il pezzetto di strada fatto per arrivare qui. Diamo inizio allo spettacolo.»

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