I diritti ??
Il SEAC (Coordinamento Enti ed Associazioni di Volontariato Penitenziario) ha ricevuto questa lettera, scritta da un detenuto, che ritiene doveroso inoltrare alle autorità competenti. La lettera, intitolata “ I diritti??” espone in tutta la sua drammaticità la condizione del carcere di Poggioreale, in cui la persona si trova ristretta. Riteniamo ci sia poco da aggiungere alle parole ed alle situazioni esposte, rispetto alle quali il Volontariato può solo dare voce, come fa da sempre, a chi si trova in carcere, per ribadire che i diritti costituzionali sono ineliminabili, irrinunciabili, imprescindibili così come enunciato dalla Carta Costituzionale per qualsiasi uomo, a qualunque circostanza o situazione sia soggetto. Lo stesso Ministro Alfano, parlando delle carceri, ha dichiarato che “talvolta siamo fuori dal principio costituzionale dell’umanità " riferendosi al sovraffollamento, che è certamente causa di gravissimi problemi che si determinano in qualsiasi istituto con forti eccessi di presenze, ma non l’unica ragione delle condizioni di vita degradanti sotto descritte. Non abbiamo la possibilità diretta di verificare che lo stato delle cose esposte sia realmente come descritto. Auspichiamo quindi un interessamento del Ministro e di tutti i Referenti per competenza e responsabilità istituzionale affinchè l’art. 27 comma 3 della Costituzione “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato” sia una pratica reale, un comune progetto di tutti gli attori del mondo dell’esecuzione penale di rendere più umana la condizione di privazione della libertà.
Napoli: io, detenuto a Poggioreale, tra violenza topi e degrado
Tentato furto. È questa la mia colpa. Una colpa che mi ha portato per 10 mesi nel carcere Poggioreale di Napoli, padiglione Milano. 10 mesi detenuto, non perché condannato, ma perché in attesa di giudizio. Poi, finalmente, l'udienza. La condanna e gli arresti domiciliari. Assurdo? No, a Napoli è normale. D'altra parte i giudici a Napoli stanno rovinati come noi detenuti. Noi non abbiamo le medicine? E loro non c'hanno neanche le penne. Così come è normale che a Napoli esista un posto come Poggioreale. Non un carcere, ma un inferno. Io sono stato rinchiuso in una cella di 5 mq insieme ad altri 9 detenuti. Tutti in attesa di giudizio e diversi anche innocenti. I letti a castello a tre piani occupavano quasi tutto lo spazio. E anche mangiare era un problema, non sapendo dove sederci. Inoltre la nostra era "nà cella rotta" come diciamo a Napoli. Vecchia e rovinata, come la maggior parte di quelle di Poggioreale. Con i muri senza intonaco, i buchi sul pavimento, piena di muffa e ruggine. Anche la finestra non si chiudeva e noi stavamo sempre al freddo. Ma a Poggioreale c'è altro. E quest'altro è la violenza. Gli agenti menano una media di 20 detenuti al giorno. C'è sempre chi prende calci
e pugni. Per le botte, a Poggioreale, non c'è un giorno di festa. Anzi il sabato e la domenica è peggio, perché tra gli agenti c'è chi si ubriaca e quella violenza aumenta senza freno e senza controllo. Si viene menati per nulla, anche solo per aver chiesto l'aiuto del medico. È successo a un mio compagno cella. Aveva mal di denti e ha chiesto di poter andare dal medico. Dopo un po' sono arrivati gli agenti e lo hanno fatto uscire dalla cella. Ma non lo hanno portato dal mendico. L'hanno menato e poi l'hanno fatto tornare in cella. Le botte. Quella è stata la cura che gli hanno dato per il mal di denti! Ormai sono abituati così. Il 14 gennaio, per esempio, con un sacerdote stavamo facendo catechismo in una stanzetta del piano terra. Dopo un po', abbiamo sentito le urla di un detenuto che stava nella stanza accanto. Urla che noi sappiamo riconoscere. Erano le urla di chi veniva picchiato. Impauriti, abbiamo chiesto al sacerdote di intervenire. Ma lui ha
fatto finta di nulla. Non siamo più andati a catechismo. A Poggioreale, oltre alla violenza, ci sono anche altre forme di repressione. Per esempio quando camminiamo per il corridoio, ci sono degli agenti che ci impongono di stare con le mani dietro la schiena e con lo sguardo a terra. Un'umiliazione che devi subire in silenzio perché sai altrimenti cosa ti può capitare! A Poggioreale ti scoppia la testa e rischi di perde il controllo, anche perché accadono cose assurde. Come quando, poco prima di uscire, sono sceso in infermeria per prendere delle medicine. È successo che, mentre ero lì ad aspettare, ho visto l'infermiere che ha aperto un armadietto e si è trovato di fronte un topo grande come un gatto. Non
sapevo cosa pensare. Se c'era un topo nell'infermeria cosa poteva esserci in cucina? Poi c'è la pena per i nostri familiari. Moglie e madri che per fare un colloquio con noi devono aspettare 7 ore. 7 ore per un incontro che dura circa 40 minuti. È brutto sentire che tua moglie si è messa infila fuori dal carcere alle 4 di attina. È brutto sentirle dire che è stata perquisita facendole abbassare anche le mutande. È una cosa vergognosa e ingiusta. Come ingiusto è fare il colloquio in uno stanzone con altre 20 persone che urlano per poter parlare e con l'agente che, appena provi ad abbracciare tuo figlio, ti dice: "stai seduto!". Spesso all'ora d'aria
discutiamo di quello che abbiamo letto su Radiocarcere. Ci interroghiamo sulla giustizia e sul carcere. Spesso ci domandiamo: se Poggioreale è illegale, come può insegnarci la legalità? Tentato furto, è la mia colpa. Una colpa che è giusto che io paghi. Ma qual è la colpa di chi può fermare questo degrado, ma non fa nulla?
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