venerdì, giugno 06, 2008

Immigrazione: "non in nostro nome", associazioni a confronto



Arci, Caritas Firenze, Cnca, Cospe e Fondazione Michelucci, firmatarie dell’appello, hanno incontrato oggi presidente e il vicepresidente della Regione Toscana, trovando conforto nelle loro preoccupazioni sul clima sviluppatosi in Italia. Le associazioni Arci, Caritas di Firenze, Cnca Toscana, Cospe e Fondazione Michelucci, firmatarie dell’appello "Razzismo. Non in nostro nome", fortemente preoccupate per il clima che si sta sviluppando nel paese, hanno chiesto e ottenuto un incontro al presidente della Regione Toscana, Claudio Martini, e al Vice Presidente, Federico Gelli. L’incontro si è svolto oggi e ha mostrato una sostanziale condivisione col Presidente Martini e il Vice Presidente Gelli delle preoccupazioni delle associazioni. Nel corso dell’incontro, Vincenzo Striano, presidente dell’Arci Toscana, ha esposto le motivazioni che hanno spinto questo gruppo di associazioni (altre aderiranno in seguito) a concordare una serie comune di iniziative. "Vanno sempre prese in considerazione le paure della popolazione, anche quelle più irrazionali, ma per farle scomparire - ha affermato -. È pericoloso inseguirle e alimentarle. Bisogna reagire al clima di razzismo che sta pericolosamente crescendo nel paese. Per quanto ci riguarda non solo siamo contrarissimi ad ipotesi di Cpt ma proporremo alle altre associazioni, alla Caritas in particolare, di scrivere insieme una carta dell’inclusione o della convivenza da affiggere in tutti i luoghi frequentati da molte persone come case del popolo e parrocchie." Per la Caritas diocesana di Firenze, il direttore Alessandro Martini ha voluto ricordare che "la Toscana delle istituzioni e della società civile, nella sua tradizione storica e nella realtà diffusa, ha sempre proposto un modello sociale inclusivo. La situazione di disagio in cui per una serie di fattori versano le città (la precarietà o la mancanza del lavoro, l’impoverimento delle famiglie, la mancanza di abitazioni, la solitudine degli anziani, lo smarrimento dei giovani, una diffusa percezione di insicurezza) va affrontata con la volontà di risolvere i problemi e non di inasprirli, di produrre coesione sociale e non divisione. Una rapida approvazione della Legge regionale sull’immigrazione - ha concluso - costituirebbe un segnale concreto di contrasto e di rifiuto della xenofobia e del razzismo, che costituiscono un pericolo sempre latente nelle situazioni di crisi sociale, anche nel nostro territorio". Da parte sua Alessandro Margara, presidente della Fondazione Michelucci, ha introdotto il tema delle nuove previsioni normative, del Governo. "Molte di queste - l’aggravante per la condizione di irregolarità del titolo di soggiorno per chi commette reati, la previsione dell’irregolarità stessa come reato, l’innalzamento del periodo di permanenza nei Centri di Permanenza Temporanea (ora denominati Cie, Centro di Identificazione ed Espulsione) - presentano non solo una dubbia efficacia e il rischio di effetti perversi sul sistema giudiziario e penitenziario, ma anche forti perplessità sotto il profilo costituzionale. In particolare - ha sottolineato - l’innalzamento tempi di trattenimento da 2 a 18 mesi nei Cie, configura queste strutture come surrogati carcerari e la permanenza al loro interno come una anticipazione di una pena detentiva, pur in assenza di reato, di gran lunga superiore a quella che nelle carceri viene mediamente scontata". Sull’ipotesi nuovamente affacciata nelle ultime settimane, da parte governativa, di realizzare un Cie in Toscana si è soffermato don Armando Zappolini, presidente regionale del Cnca. "Le associazioni sono state contrarie negli scorsi anni ai Cpt perché questi rappresentavano una palese violazione dei diritti umani e delle garanzie personali". Nel caso che, nonostante la diffusa opposizione, un Cir venisse realizzato in Toscana "le associazioni firmatarie si impegnano a promuovere in tutto il variegato mondo dell’associazionismo e del terzo settore toscano un fermo e condiviso atteggiamento di contrarietà alla costruzione di un Cie in Toscana e, nel caso questo fosse nonostante tutto realizzato, un generalizzato diniego a qualunque forma di coinvolgimento nella sua gestione". Infine Udo Enwereuzor, del Cospe, ha ricordato che "la forte difficoltà, dettata dalla Legge Bossi-Fini, ad entrare regolarmente in Italia costringe, più o meno temporaneamente e reversibilmente, a situazioni di irregolarità moltissimi immigrati che hanno un lavoro, una casa, e che rimangono esposti per via della loro condizione a lavoro nero e malpagato e a forme di sfruttamento. L’unica strada per limitare l’irregolarità, che non sia l’impraticabile suggestione repressiva, è una politica dei flussi che faciliti l’ingresso regolare. L’idea di espellere tutti coloro che in questo quadro normativo non sono in regola con il titolo di soggiorno contrasta con la realtà di inserimento lavorativo - e con l’interesse di imprese e famiglie italiane - che riguarda la stragrande maggioranza degli irregolari".


Redattore Sociale, 6 giugno 2008

Etichette: