sabato, febbraio 23, 2008

Giustizia: quanto è lenta, ha fatto danni per tre Finanziarie

di Graziella Mascia (Deputata uscente)

"Fine pena mai", un saggio di Luigi Ferrarella, cronista giudiziario del Corriere della sera. Un viaggio attraverso aule e corridoi dei tribunali, da nord a sud. Inefficienze, ritardi, sprechi e ripercussioni sugli individui meno garantiti. Giuliano Pisapia, dopo l’insediamento del governo Prodi, ha presieduto la commissione per la riforma del codice penale che la fine anticipata della legislatura non ha consentito di votare. In quel programma c’è scritto che "una macchina della giustizia improduttiva ed inefficace, per quanto riguarda la materia penale, danneggia i cittadini meno protetti, ed in quella civile, data la quasi paralisi della giurisdizione, favorisce i soggetti anche economicamente più forti".

Non se ne avrà a male Luigi Ferrarella, cronista giudiziario del Corriere della Sera , e autore del libro: "Fine pena mai", (il Saggiatore, euro 15), se partiamo da qui per presentare il suo libro. Perché l’ergastolo cui fa riferimento non è, infatti, quello comminato a diversi detenuti, ma quello inflitto ai diritti dei cittadini, a causa dell’inefficienza del sistema giudiziario. E il suo paziente lavoro è, come egli stesso sottolinea, una visita guidata in un sistema crollato. Così Ferrarella ci introduce nelle aule giudiziarie e nei corridoi dei tribunali, dal sud al nord del paese, fornendoci dati, tempi e costi della giustizia italiana, attraverso una ragnatela burocratica di inefficienze, che portano l’Italia a guadagnare il record europeo di condanne inflitte dalla Corte dei diritti dell’uomo di Strasburgo, per violazione del principio della ragionevole durata dei processi. Il libro si apre con una battuta del presidente della Cassazione, Gaetano Nicastro: "Se lo Stato italiano dovesse risarcire tutti i danneggiati dalla irragionevole durata dei processi, non basterebbero tre leggi finanziarie". Ma ogni operatore di questa perversa organizzazione, appare allo stesso tempo responsabile e vittima. Una procedura che sembra far perdere tempo, rappresenta in realtà un punto di garanzia per l’imputato. Un avvocato può contribuire a mandare in tilt il sistema delle notificazioni, fino a stroncare numerosi processi. Ma in realtà sono la carenza di organico e le disfunzioni organizzative di uffici privi di controllo, a far grippare la macchina. E se l’azione disciplinare del Csm chiama in causa la negligenza di taluni magistrati, le esperienze concrete di taluni tribunali raccontano di magistrati che devono risolvere, in proprio, problemi organizzativi che non dovrebbero competere loro. È la carenza di cancellieri, segretari, assistenti dei giudici la ragione che fa interrompere alle ore 14 lo svolgimento delle udienze. E quindi la non ragionevole durata dei processi arriva poi a procurare la scarcerazione per decorrenza dei termini per imputati detenuti. Omogenei sono invece i tagli ai bilanci delle finanziarie, la quasi impossibilità di recuperare i crediti e la difficoltà di spendere i beni confiscati, che, diversamente, porterebbero all’autofinanziamento della giustizia. Non mancano esperienze virtuose, di Procure che provano a inventare soluzioni organizzative, con le poche risorse a disposizione, e facendo appello alla collaborazione di funzionari e avvocati di buona volontà. Ma non mancano neppure i casi di magistrati e impiegati amministrativi fannulloni, che approfittano delle carenze della macchina per coprire la propria negligenza. In ogni caso, la malagiustizia costa, e a farne le spese sono i cittadini e l’economia del paese nel suo insieme. "Quanto valgono per un operaio due mani perse sul lavoro? - scrive Ferrarella - A Milano in media quasi 200 mila euro meno che a Roma… Perché accendere un mutuo costa più che in Germania? Anche per il fatto che in Italia un imprenditore (e quindi anche una banca) per recuperare in tribunale un credito impiega il triplo del tempo, e per riuscirci spende l’8% in più. Quanto perde il sistema dei sei milioni di imprese artigiane per colpa delle procedure fallimentari? Poco meno di 400 mila euro all’anno per impresa". Intanto, le spese per le intercettazioni passano da 165 milioni di euro spesi nel 2001, a 224 milioni di euro nel 2006. Solo Russia, Turchia e Spagna hanno più tribunali di primo grado dell’Italia. Ma, se tanti posti in organico risultano scoperti, è anche perché 270 magistrati fuori ruolo sono andati a ricoprire temporalmente funzioni amministrative presso numerosi ministeri, consulenze di commissioni parlamentari e di autorità garanti, incarichi in organismi internazionali. Questa colossale macchina giudiziaria consuma più di 7,7 miliardi di euro l’anno, eppure nei tribunali mancano le penne, la carta, i computer, l’inchiostro per le stampanti, le fotocopiatrici. "L’ipertrofia legislativa e la contraddittorietà delle spinte politico-culturali dell’ordinamento hanno prodotto una situazione insostenibile. Il processo penale sembra concepito da un lato per consentire che un uso spregiudicato delle garanzie difensive possa interdire l’esercizio della giurisdizione; e, dall’altro lato, per stritolare i soggetti più deboli, insensibile com’è ai diritti delle vittime dei reati e alle esigenze di efficienza del sistema processuale". Così, se la ex Cirielli ha trasformato la prescrizione, da garanzia per l’imputato a strumento per un ulteriore intasamento dei tribunali, l’indulto non ha potuto evitare che le carceri, a causa di leggi come la Bossi-Fini sull’immigrazione e la Fini-Giovanardi sulla droga, siano già tornate sopra la capienza massima stimata in 43.140 posti. E ancora, su 100 incriminati, 54 sono prosciolti alla fine dei procedimenti, e di tutte le circa 220 mila sentenze di condanna emesse in media ogni anno, un terzo si collocano tra 3 e 6 mesi. Insomma, non c’è da meravigliarsi se i cittadini italiani non hanno fiducia nella giustizia italiana e se "il crac della giustizia insegue tutti i cittadini fin dentro casa e invade la loro vita quotidiana". Un libro che, in ogni caso, chiama in causa la politica, perché, se c’è un problema di finanziamenti, c’è anche il problema di finalizzare le spese in una macchina organizzativa che può essere riformata. A patto che si abbia il coraggio di assegnare ruoli e responsabilità precise ai diversi protagonisti del sistema, chiedendone conto, e anche di mettere in discussione interessi particolari o locali, in nome di un vantaggio collettivo e nazionale. Per questo, è necessario ricostruire un clima politico e un’idea di bene comune.

Liberazione, 20 febbraio 2008

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