sabato, febbraio 23, 2008

Giustizia: la classe politica non vuole sottoporsi al controllo

Il Procuratore Aggiunto di Torino Bruno Tinti

"La giustizia italiana è programmata per non funzionare, perché la nostra classe politica non intende sottoporsi al controllo di legalità. Per farlo ha creato delle leggi che la favoriscono". È un estratto dell’intervista che il Procuratore Aggiunto di Torino Bruno Tinti ha rilasciato al mensile "L’Eco di S. Gabriele", dei padri passionisti del santuario ai piedi del Gran Sasso (Teramo). "Se si tratta di un obiettivo studiato a tavolino non lo so - ha proseguito Tinti - il risultato però è che l’impunità che la classe politica ha guadagnato per se stessa adesso si estende a tutti i cittadini". Il magistrato ha parlato della legge sul falso in bilancio: "Come riesce a evitare le sbarre chi ruba miliardi e falsifica i bilanci? Attraverso una delle leggi che la classe dirigente ha fatto per se stessa. La legge è studiata in modo da consentirglielo". Poi si è indirizzato verso il rapporto tra legge e politica: "Le vicende giudiziarie di Mastella, Berlusconi, D’Alema e Fassino: è un atteggiamento assolutamente trasversale, di tutta questa classe politica - ha premesso Tinti -. Mastella si è messo a urlare dal primo giorno e ancora prima il giudice che si occupava di lui, vedi De Magistris, è stato allontanato. Il caso Mastella è una vergogna, è la cosa più pericolosa che sta succedendo in Italia in questo momento. Qui la sentenza equivale alla dichiarazione politica. Questa gente, invece, ha ridotto l’attività giudiziaria allo stesso livello dell’attività politica". Le carceri? "I penitenziari sono affollati da gente di passaggio, sono pieni di poveri cristi". Il codice penale? "Se fossi ministro della Giustizia acquisterei in Svizzera un nuovo codice di procedura penale e lo sostituirei senza modifiche a quello esistente. Perché in Svizzera? Perché noi non siamo in grado di realizzarne uno efficiente". Duro anche nei confronti dell’indulto: "È stato cavalcato da tutta la classe politica per fare uscire Previti dagli arresti domiciliari di Piazza Farnese. Che senso ha estendere l’indulto a reati per i quali non c’era nessuna persona detenuta, tranne lui?".

Ansa, 22 febbraio 2008

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