Giustizia: detenzione a vita per criminali "a rischio recidiva"
I criminali più pericolosi, quelli che rischiano una recidiva, non saranno più liberati dopo aver scontato la loro pena carceraria: finiranno in centri di detenzione "socio - medico - giudiziari", dai quali potrebbero non uscire mai. Nicolas Sarkozy si appresta a firmare la legge votata poche settimane fa dal parlamento e avallata dal Consiglio Costituzionale, che ha censurato solo l’emendamento che la rendeva retroattiva. La Francia cambia linea, adotta una politica penale diversa dalla sua tradizione e introduce una "prevenzione", cioè una difesa della società dai criminali più pericolosi. La nuova legge, secondo i suoi critici, abbandona il criterio della pena carceraria come strumento rieducativo. In qualche modo, prende atto che per certe persone la detenzione non basta. Il provvedimento può applicarsi a chi è stato condannato a più di quindici anni di carcere per reati particolarmente gravi. Nel mirino ci sono soprattutto i crimini sessuali, gli stupri, le sevizie, ma anche gli assassinii particolarmente feroci, le torture inflitte alle vittime. Una volta scontata la pena, i criminali potranno essere rinchiusi nei centri di detenzione, quando giudici e psicologi individueranno "disturbi" psichici tali da far temere una recidiva. La detenzione potrà essere ordinata per un anno, ma potrà essere rinnovata per un numero indefinito di volte. In sostanza, una persona potrebbe anche non ritrovare più la libertà. Ed è proprio questo a sollevare le critiche più forti. Tre paesi europei adottano questa strategia penale: Germania, Belgio, Olanda. Alla base c’è una dottrina derivata dalle tesi dei positivisti italiani dell’Ottocento e in particolare da Cesare Lombroso: non si tratta di punire, ma di difendere la società dai comportamenti devianti. Idee che naturalmente suscitano reazioni appassionate, come ha dimostrato il dibattito parlamentare: avvocati e giuristi sono contrari, le associazioni di difesa delle vittime approvano. E proprio a queste ultime pensa Nicolas Sarkozy, che in campagna elettorale ha sempre battuto su questo tasto ("da noi non si pensa abbastanza alle vittime"). La legge si potrà difficilmente applicare a chi sta per uscire dal carcere, a causa degli articoli soppressi per incostituzionalità: finirà nei centri di detenzione solo se non rispetterà alcuni obblighi imposti dai giudici. Da questo punto di vista, il verdetto del Consiglio costituzionale è un insuccesso per il governo. La Cancelleria, infatti, aveva già stilato la lista di trentadue criminali (fra cui una donna) considerati pericolosi e la cui liberazione è prevista entro il 2010. La lista, la cui esistenza è stata rivelata dal Parisien, contiene i nomi di altre duecento persone, che devono ancora scontare diversi anni. Per tutti, i reati sono atroci e in moltissimi casi commessi sotto l’effetto dell’alcol.
Vassalli: in Italia la Costituzione non lo consente
Per Giuliano Vassalli, ex ministro della Giustizia e presidente emerito della Consulta, quella della Francia in materia di politica penale non è una svolta isolata. "Serpeggia in tutti i paesi occidentali la tendenza a un inasprimento delle misure contro la criminalità - commenta Vassalli - ed è esemplare in questo senso quanto accade negli Stati Uniti. La Germania ha una norma sulla creazione dei centri di detenzione, in cui una volta scontata la pena vengono rinchiusi i criminali considerati più pericolosi. Questa "custodia di sicurezza" può arrivare fino a 10 anni, ma è sempre stata applicata dai giudici con grande parsimonia".
l modello adottato da questi Paesi è quello della "difesa sociale": l’intento è di guardare più alla vittima che al delinquente?
"È un vecchio ritornello che in Francia si è sentito più volte e che ora un mutato clima politico ha riportato in auge. È giusto tenere in considerazione la pericolosità del delinquente, ma il fatto di non adottare il modello tedesco e ora francese non vuol dire disattenzione verso la vittima, che infatti anche in un sistema come il nostro non è dimenticata".
Una norma del genere potrebbe passare in Italia?
"No, perché l’Italia ha un vincolo costituzionale al principio rieducativo e per approvare una simile norma si dovrebbe cambiare la Costituzione. Ciò non significa tuttavia che da noi non si tenga conto della pericolosità del delinquente, poiché il Codice individua il delinquente abituale, e quello professionale nel caso di reati contro il patrimonio. Non bisogna dimenticare che la legge ex Cirielli ha inasprito il trattamento per i pluri-recidivi. A mio parere questo è già il massimo, non credo sia giusto negare ad alcuno la speranza di una rieducazione".
Vassalli: in Italia la Costituzione non lo consente
Per Giuliano Vassalli, ex ministro della Giustizia e presidente emerito della Consulta, quella della Francia in materia di politica penale non è una svolta isolata. "Serpeggia in tutti i paesi occidentali la tendenza a un inasprimento delle misure contro la criminalità - commenta Vassalli - ed è esemplare in questo senso quanto accade negli Stati Uniti. La Germania ha una norma sulla creazione dei centri di detenzione, in cui una volta scontata la pena vengono rinchiusi i criminali considerati più pericolosi. Questa "custodia di sicurezza" può arrivare fino a 10 anni, ma è sempre stata applicata dai giudici con grande parsimonia".
l modello adottato da questi Paesi è quello della "difesa sociale": l’intento è di guardare più alla vittima che al delinquente?
"È un vecchio ritornello che in Francia si è sentito più volte e che ora un mutato clima politico ha riportato in auge. È giusto tenere in considerazione la pericolosità del delinquente, ma il fatto di non adottare il modello tedesco e ora francese non vuol dire disattenzione verso la vittima, che infatti anche in un sistema come il nostro non è dimenticata".
Una norma del genere potrebbe passare in Italia?
"No, perché l’Italia ha un vincolo costituzionale al principio rieducativo e per approvare una simile norma si dovrebbe cambiare la Costituzione. Ciò non significa tuttavia che da noi non si tenga conto della pericolosità del delinquente, poiché il Codice individua il delinquente abituale, e quello professionale nel caso di reati contro il patrimonio. Non bisogna dimenticare che la legge ex Cirielli ha inasprito il trattamento per i pluri-recidivi. A mio parere questo è già il massimo, non credo sia giusto negare ad alcuno la speranza di una rieducazione".
Repubblica, 23 febbraio 2008
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