lunedì, maggio 28, 2007

Ristretti orizzonti. Dal 1998 al 2005 recidiva del 19%: "L'81% delle persone non è tornato a delinquere"


Ancora troppo scarso il ricorso alle misure alternative. Cesaris: ''Tolleranza zero? Il nemico è sempre lo stesso: l’immigrato, il terrorista, il tossicodipendente''

Padova. Articolati gli interventi nel corso del convegno organizzato da Ristretti orizzonti venerdì 25 maggio a Padova, nella casa di reclusione Due Palazzi, dove un folto gruppo di esperti ha messo a confronto esperienze, professionalità e anche idee diverse. Non sono mancati gli spunti tecnici relativi alla legislazione, al futuro di alcune norme, agli effetti di leggi - l'indulto - che sono state recentemente varate. E non sono mancati i dati, necessari per inquadrare un aspetto della società così rilevante. Luciano Eusebi, ordinario di Diritto penale nella facoltà di Giurisprudenza di Piacenza e membro della commissione di studio per la riforma del Codice Penale: "Se vogliamo fare una buona prevenzione non possiamo rinunciare al contributo della società e alla presenza dello Stato. Prima ancora che il diritto penale devono essere tutti gli altri diritti a trovare soluzioni per prevenire i reati: il penale non può essere un alibi per non applicare tutti quegli interventi che a monte impediscano comportamenti criminosi. Ecco perché più che a un nuovo Codice penale bisognerebbe guardare a una nuova struttura preventiva”. E l'esperto continua nella riflessione: “Nel momento in cui viene commesso il reato, però, come procedere? Nulla rafforza di più l’autorevolezza delle norme che una persona che viene recuperata. La pena deve diventare un percorso, anche se difficile, verso il reinserimento”.
Sui dati e le statistiche si è soffermata Chiara Ghetti, direttrice dell’Ufficio per l’Esecuzione Penale Esterna di Venezia, Belluno e Treviso: “Dal 1975, quando sono state introdotte, le misure alternative sono state ampliate, ma non hanno ancora guadagnato la rilevanza che invece spetterebbe loro. Dal 1998 al 2005 la recidiva è stata del 19%. Ciò vuol dire che l’81% delle persone non è tornato a delinquere e questo dato è particolarmente confortante. Le persone che si trovano in condizione di affidamento ai servizi sociali fanno un percorso, entrano in una dimensione dinamica che contrasta con la staticità negativa del carcere”. Protagonista del convegno è stato anche l’indulto, che si appresta a compiere un anno di vita. Ne ha spiegato la logica, gli obiettivi, il significato e gli effetti benefici Luigi Manconi, sottosegretario alla Giustizia con delega alle carceri.
Franco Corleone, garante dei diritti delle persone private della libertà del Comune di Firenze non ha esitato a definire questa legge “un miracolo, che però rischia quasi di essere vanificato dalla mancanza di leggi emanate da parte del Parlamento e del Dipartimento di amministrazione penitenziaria”. E ha sottolineato che l’indulto non deve avere come effetto che vengano annullate le misure alternative per chi non ha beneficiato della legge. Scoppiettante e non da tutti condivisa una parte dell’intervento, relativa ai tossicodipendenti, che altro non sarebbero che “persone che consumano sostanze che qualcun altro ha deciso essere illegali. Criminale non è chi le consuma, ma la logica proibizionista” ha detto con in sottofondo un’ovazione. Laura Cesaris, ricercatrice di Procedura penale all’Università di Pavia ha invece sollecitato a uscire da una logica di legge emergenziale, strumenti normativi troppo spesso usati a sproposito e nati per combattere una minaccia ben definita, quella del terrorismo negli Anni di piombo: “Il sistema normativo vigente manca di una struttura coordinata e unitaria. Le leggi emergenziali danno corpo a quell’esigenza di giustizia che adotta un linguaggio usato per ricevere soltanto consenso, come lo slogan “Tolleranza zero”. Il nemico è sempre lo stesso: l’immigrato, il terrorista, il tossicodipendente”.

fonte: Redattore Sociale

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